LECCE- Si va avanti con l’occupazione a oltranza di Palazzo Adorno e speranze al lumicino, tanto da portare una delegazione dei lavoratori Alba Service, nella prima mattinata, a chiedere aiuto anche al vescovo di Lecce, monsignor Domenico D’Ambrosio, che ha promesso di mettersi in contatto con il viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova, con il prefetto Claudio Palomba e con il presidente della Provincia Antonio Gabellone. Si tentano tutte le strade, ma la verità è che, in vista del vertice in Prefettura convocato per mercoledì alle 13.30, il salvagente per i 122 posti di lavoro ancora non è arrivato né, probabilmente, arriverà in meno di 24 ore.
Lo spiraglio ci sarebbe, ma i tempi sembrano non combaciare con l’esigenza di stoppare da subito le lettere di licenziamento già inviate dal liquidatore. Innanzitutto, all’interno della partecipata di Palazzo dei Celestini, le posizioni sono differenziate: 30 assistenti sociali dovranno essere ricollocati dalla Regione Puglia, che tuttavia deve ancora stabilire dove reimpiegarli, ma è sua la competenza.
Per tutti gli altri, si attende la definizione del pacchetto di risorse che spettano alla Provincia di Lecce nel riparto dei 245 milioni di euro complessivi messi a disposizione dal governo per i servizi specifici di manutenzione di strade e scuole. Secondo i sindacati, stando al calcolo della spesa storica, all’ente spetterebbero circa 2 milioni di euro. Ma la certezza non c’è, Roma non ha spacchettato la cifra e dovrebbe farlo entro il 28 febbraio, sempre che confermi la destinazione delle risorse alle Province, visto che i precedenti 100 milioni di euro per la manutenzione stradale sono stati assegnati, invece, ad Anas. Senza quella cifra messa nero su bianco, questo è certo, Palazzo dei Celestini non firmerà un anticipo di cassa.
Se quei soldi dovessero arrivare, invece, diventerà più praticabile la strada del salvataggio: al netto degli assistenti sociali, per gli altri 92 dipendenti si potrà valutare il mantenimento dei posti di lavoro, attivando necessariamente il supporto degli ammortizzatori sociali, come i contratti di solidarietà. La strada è comunque in salita: al momento, la spesa del personale sfiora i quasi 300mila euro al mese e c’è il buco delle mensilità arretrate da ripianare. Una patata bollente che continua a bruciare le mani dei lavoratori, in attesa che almeno sul riparto dei fondi per la manutenzione di strade e scuole ci sia più certezza.