LECCE – Si urla forte per difendere un bene primario, il latte. Elemento fondamentale, sin dalla nascita, dell’alimentazione degli esseri umani per tutto il ciclo della vita. Proprio per questo, numerosi allevatori della Coldiretti di tutta la penisola con mucche e trattori si sono mobilitati, dalle prime ore di ieri, per la “guerra del latte” e per difendere il lavoro, gli animali, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni. L’Italia rischia concretamente di perdere per sempre la propria produzione di latte perchè oggi quasi la metà del latte consumato in Italia viene oggi dall’estero e la situazione è precipitata nell’ultimo anno con il taglio pesante nei compensi riconosciuti alla stalla dove mancano anche quei pochi centesimi al litro necessari per garantire l’alimentazione delle mucche ed evitare la chiusura.
Resta sotto accusa il fatto che il latte italiano viene sottopagato al di sotto dei costi di produzione con le importazioni dall’estero che vengono “spacciate” come Made in Italy” per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura.
LA PUGLIA – “In soli 10 anni in Puglia hanno chiuso circa 3.800 stalle, una agonia veloce e drammatica degli allevamenti, con un crollo pari ad oltre il 58% del patrimonio zootecnico pugliese”. Lo afferma Coldiretti Puglia, precisando che, “a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, in Puglia le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali, e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, che vengono utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che sono poi ‘manipolati’ e trasformati in prodotti lattiero-caseari ‘Made in Puglia'”.