LECCE (di M. Cassone) – Lecce 108, Bari 59, Taranto 59, Brindisi 14, Foggia 0… Palermo 178, La Spezia 223; al primo posto c’è Genova con 4398. E non stiamo dando i numeri così a caso, ma sono i numeri delle abitazioni di lusso che dai dati pubblicati da Confedilizia (Confederazione italiana della proprietà edilizia) dovranno pagare l’IMU perché escluse dalla sospensione della rata di giugno.
Quindi tutti gli immobili di categoria A1 (abitazioni signorili), così come quelli accatastati in A8 (abitazioni in ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) scivolano in questo fraintendimento concettuale che li annovera tra quelli di lusso; in molti casi potrebbe essere anche così, oppure lo è, però ci sarebbero delle eccezioni di cui tener conto. Molte volte queste case sono fatiscenti, difficili da gestire e da ristrutturare, e quindi sono disabitate e non producono reddito e, seppur dormienti, i proprietari devono pagare l’Imu a giugno sulla prima casa. E quindi l’IMU continua ad essere la tassa della discordia.

Quello che ci fa pensare però è costatare, secondo questi dati, come Lecce sia la città pugliese con più abitazioni signorili, è davanti a tutte con 108 abitazioni, fanalino di coda Foggia con 0. Dati che suonano come fosse il gong della stranezza, perché descrivono Lecce come una città più ricca e pongono un paio di interrogativi: “Sarebbe il caso di rivalutare il classamento catastale attenendosi alle reali condizioni dell’immobile? E poi l’IMU si deve pagare soltanto in base al classamento della prima casa oppure sarebbe più giusto se fosse anche calcolata in base alla ricchezza del contribuente che superata una determinata ed ipotetica soglia dovrebbe pagarla anche sulla prima casa?”.
Domande alle quali il Governo dovrebbe dare delle risposte e cercare delle soluzioni per venire incontro alle esigenze delle persone. Risposte che forse non arriveranno mai.