Anziana minacciata in casa con coltello alla gola: presi in 4

MIGGIANO- Volevano passarla liscia: entrati in casa di un’anziana donna, mentre lei cenava con la figlia, le strattonarono e puntarono il coltello alla gola delle due per rapinarle. Ma le vittime -89 e 54 anni- non avevano intenzione di fare le vittime. Ed ora i responsabili sono stati arrestati. 

Le due donne uscirono in giardino, gridando a squarciagola e costringendo i due malviventi alla fuga. Poi si scoprirà che la banda era in realtà composta da quattro persone. Ed ora tutti sono finiti agli arresti domiciliari. La tentata rapina risale ad un mese fa. Erano le 19,30 quando due ragazzi, con i volti coperti da passamontagna ed occhiali da sole, fecero irruzione in una villetta di Miggiano, nel sud Salento. Fu facile, la porta non era chiusa a chiave. Ma le due donne, nonostante il forte spavento, riuscirono a divincolarsi e scappare fuori, richiamando l’attenzione dei vicini. I due banditi fuggirono, lasciandosi dietro delle tracce. Che i carabinieri della stazione di Specchia, insieme ai colleghi della Compagnia di Tricase diretti dal capitano Simone Clemente, hanno trovato ripercorrendo la via di fuga.

Intanto le due donne hanno fornito ai militari la descrizione dettagliata degli aggressori: il colore dei giubbotti, di una felpa e dei passamontagna, oltre ad un dettaglio che risaltava particolarmente: uno dei due indossava un paio di occhiali da sole zebrati. E sono stati questi, oltre a dare il nome all’indagine, “Zebra”, ad essere trovati subito dai carabinieri, insieme ad un rotolo di nastro adesivo da imballaggio, chiaro segno che nelle intenzioni dei malviventi le vittime dovessero essere immobilizzate.

Le indagini hanno portato all’arresto di: Luigi Rizzello, Simone Rubesa, Lucio e Leonardo Sammati (gli ultimi due tra loro cugini). Hanno tutti 20 anni, sono di Miggiano e già conosciuti dalle forze dell’ordine. Il basista, stando alle indagini, sarebbe stato Rizzello che, pochi giorni prima, aveva realizzato dei lavori di termoidraulica in casa dell’anziana. Fu lui, secondo gli inquirenti, l’esecutore materiale della tentata rapina, insieme a Simone Rubesa. Leonardo Sammati avrebbe fatto da palo durante il colpo ed il cugino Lucio avrebbe procurato i passamontagna.

Il procuratore Cataldo Motta, oltre a fare un plauso ai carabinieri, ha sottolineato l’importanza del “sangue freddo” che hanno avuto le vittime a scappare prima, e a fornire una descrizione dettagliata degli aggressori poi. Ecco perché si è fatta giustizia: “Non si tratta di un maxi processo -ha detto Motta- ma è un’operazione ugualmente importante” perché riguarda un reato che desta molta preoccupazione: le rapine in casa ai danni di anziani.

 

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