Inchiesta Bcc, ascoltati il deputato Marti e il sindaco Perrone

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LECCE- Due ore e mezzo di fronte al pm Carmen Ruggiero. Il deputato Pdl Roberto Marti è stato ascoltato questa mattina come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso relativa alla Banca di Credito Cooperativo Terra d’Otranto. Oltre a lui, nel pomeriggio in Procura anche il sindaco di Lecce, Paolo Perrone.
Per gli inquirenti, entrambi hanno da fornire elementi utili alle indagini condotte dai carabinieri del Ros, al comando del colonnello Paolo Vincenzoni, e dai colleghi della compagnia di Campi Salentina, diretti dal maggiore Nicola Fasciano, presente in Procura durante la deposizione testimoniale di Marti, ascoltato anche in qualità di socio dell’istituto di credito.

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Al centro, il clima avvelenato che ha agitato l’ultima campagna per l’elezione del cda della banca, sulla quale si è estesa l’ombra lunga della Sacra corona unita. Marti ha smentito di aver ricevuto pressioni di alcun tipo, mentre ha ammesso di aver preso parte alla campagna elettorale, di aver parteggiato per il candidato arrivato secondo, Giulio Ferrieri Caputi, che alle elezioni tenutesi domenica 4 maggio ha raccolto 525 voti, a fronte delle 1.147 preferenze collezionate dal presidente uscente, Dino Mazzotta. Quanto anche la contrapposizione politica tra Marti (Pdl) e i Mazzotta, vicini al Nuovo Centrodestra, abbia avuto risvolti sulla campagna elettorale interna alla banca è una ulteriore chiave di lettura.

La lente puntata sulle attività della Bcc mira chiarire le presunte irregolarità commesse dai vertici del Cda e l’utilizzo spropositato dell’istituto della delega, ciò che avrebbe condizionato le votazioni all’interno del consiglio.

Tuttavia, lo snodo per comprendere la portata dell’inchiesta restano le presunte pressioni, appunto, che sarebbero state portate avanti da ambienti vicini al clan Tornese di Monteroni al fine di condizionare l’elezione del nuovo presidente del cda, Dino Mazzotta. Le dimissioni di quest’ultimo sono arrivate qualche giorno fa, da quando cioè il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati assieme a quello del fratello Giancarlo, sindaco di Carmiano, e di altre nove persone, tra cui Gianni Mazzotta, detto Gianni Conad, imprenditore del settore alimentare ritenuto vicino al clan Tornese, come anche Saulle Politi e Alessandro Caracciolo.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato il 13 maggio scorso, con le perquisizioni delle sedi della Bcc a Lecce, alla ricerca di documenti che consentissero di fare luce su presunti illeciti. Ora gli ascolti eccellenti, del deputato Marti e del sindaco Perrone, per acquisire nuovi tasselli e provare a ricostruire un mosaico inedito.

 

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