Triplice omicidio, giallo pistola. Sarà lutto cittadino

Il luogo del duplice omicidio

CURSI – Ha risposto a tutte le domande, tranne una: dove si è procurato quella pistola che ha distrutto la famiglia Marti. Roberto Pappadà, 57anni, non ha voluto dire nulla su questo. Non ha confermato se quell’arma l’avesse già o se se l’è procurata negli ultimi giorni premeditando quello che poi è stato, un triplice omicidio per futili motivi, gli screzi per il parcheggio davanti casa. A Cursi lo sgomento è ancora tanto: sarà lutto cittadino il giorno dei funerali delle tre vittime, Andrea Marti, 36 anni, raggiunto da due colpi; il padre Francesco, di 63, raggiunto da un proiettile, morti entrambi sul colpo; e la zia Maria Assunta Quarta, di 60 anni, sopraggiunta assieme al cognato ucciso e alla sorella, rimasta ferita, allertati dalla fidanzata di Andrea, l’unica che Pappadà ha voluto risparmiare, mandandola via prima di sparare.

Nelle prossime ore si terrà davanti al gip l’udienza convalida dell’arresto avvenuto in flagranza. Martedì, invece, verranno eseguite le autopsie sui corpi delle tre vittime, sui quali è stata già svolta l’ispezione cadaverica da parte del medico legale Roberto Vaglio.

Sono giorni difficili: Fernanda Quarta, madre di Andrea e moglie di Franco, non ha fatto ritorno nella casa di via Tevere, dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Tricase. Sono tutti ancora sotto choc. Le liti per il parcheggio erano note: Pappadà, nonostante ne avesse tutto il diritto viste le condizioni della sorella disabile che accudiva, non ha mai chiesto l’assegnazione di un posteggio con strisce gialle. Però non accettava che altre vetture parcheggiassero lì di fronte alla sua abitazione. Lui, fino a una decina di anni fa operaio nelle cave di estrazione della pietra leccese, non sposato, aveva deciso di prendersi cura della sorella dopo la morte della madre, avvenuta qualche anno fa. L’aveva messa a letto poco prima di portare avanti il suo piano omicida, alle 23.10.

Sembra abbastanza chiara la dinamica, così come il movente, specie dopo l’interrogatorio svolto dai carabinieri del nucleo investigativo nella notte successiva all’arresto. Un punto oscuro, però, si diceva, riguarda la pistola, una Smith &Wesson 375 magnum di fabbricazione americana, un’arma con matricola non abrasa ma comunque clandestina, non dichiarata né registrata nel registro nazionale delle armi, importata illegalmente dall’estero. Regolarmente in commercio negli Stati Uniti,

può però provenire da ogni dove. Chi l’abbia fornita a Pappadà e quando resta un nodo da sciogliere.

 

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