Xylella, il popolo degli ulivi: “Gli indennizzi? Presa in giro, sono solo per le aziende”

LECCE- “Non fatevi prendere in giro con la promessa di indennizzi”. È l’appello ai proprietari di alberi destinati all’espianto rivolto dal Popolo degli ulivi, la sigla che riunisce associazioni e cittadini che a Lecce e Brindisi chiedono chiarezza sulla vicenda Xylella.
Arriva dopo il cambio di strategia annunciato dal Commissario straordinario Giuseppe Silletti nel nuovo piano che sarà approvato per stralci: ristori economici a chi provvederà da sé ai tagli, proprio per ammorbidire le contestazioni. Il rischio speculazioni è servito, come preannunciato da Telerama già da marzo, quando pubblicammo i consigli choc agli agricoltori: “aspetti per espiantare gli ulivi, arriveranno fra qualche mese gli indennizzi”.

Così è andata. E gli attivisti mettono in guardia: “Con Decreto Legge n. 51/2015 il Governo Italiano ha riconosciuto la Xylella fastidiosa come calamità naturale, in modo da accedere alle risorse economiche per gestire l’emergenza. L’art. 4 prevede uno stanziamento di 4 milioni di euro per il 2015 e di 8 milioni di euro per il 2016 e per il 2017, ma solo per il recupero della produttività da parte delle Aziende olearie.

L’art. 5, invece, prevede espressamente lo stanziamento di 11 milioni di euro (1 per il 2015 e 10 per il 2016) per risarcire le aziende agricole colpite dal batterio, che – dunque – subiranno le eradicazioni. Quindi? Ad accedere ai ristori saranno solo le aziende e non i proprietari che conducono gli uliveti privatamente. Ma c’è di più! L’art. 23 comma 1 del DM 19 giugno 2015 prevede che “Gli oneri derivanti dall’esecuzione delle misure fitosanitarie contenute nel presente decreto gravano sui proprietari o conduttori, a qualunque titolo, dei terreni agricoli e delle aree non agricole ricadenti nella zona delimitata”.

Tradotto significa che “chiunque deciderà di sradicare volontariamente gli ulivi o le altre piante “potenzialmente infette” lo dovrà fare di tasca sua, non accederà ai risarcimenti (destinati solo alle aziende agricole) e, se magari deciderà di vendere la legna, rischia pure una multa salatissima (art. 24 DM 19.06.15), perché i resti, secondo il Decreto, devono essere distrutti e non movimentati senza autorizzazione. Così – dicono dal Popolo degli ulivi – si rischiano di perdere le piante, i soldi e di non avere nemmeno un euro di risarcimento”.

 

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