Le sconfitte di Bari e Pavia riaccendono lo scontro dentro Forza Italia e con Ncd

LECCE- Mare in tempesta e imbarcazione azzurra da governare tra onde che rischiano di ribaltare lo scafo. A Bari la disfatta di Domenico di Paola, candidato sul quale si è scommesso quasi per inerzia, anche in considerazione di rinunce di peso come quella del presidente della provincia Francesco Schittulli che ha preferito guardare al match delle regionali dell’anno prossimo; a Pavia la sconfitta – pesante sotto il profilo delle attese di cambiamento in Forza Italia – dell’emblema del tentativo di voltare pagina nel partito, quell’Alessandro Cattaneo primo cittadino uscente del centro lombardo, già leader della componente formattatrice degli azzurri; e però oggi, dopo l’esito infelice delle europee e i risultati altrettanto severi delle amministrative, sotto i cieli azzurri il rimescolamento delle carte è tale che a guidare il fronte della riorganizzazione dalle fondamenta della creatura berlusconiana non è più il Cattaneo che chiedeva primarie ora e sempre per forgiare il nuovo corso forzista utile a rispondere a dovere alla trionfale rottamazione renziana in casa PD, bensì quel Raffaele Fitto che ha rimpinguato la non esaltante dote elettorale di Forza Italia alle europee con 284 mila preferenze rastrellate tessendo una tela capillare da Bari a Pescara, da Napoli a Reggio Calabria.

Ruoli ribaltati dunque, anche alla luce del fatto che Berlusconi avesse puntato proprio sul già sindaco di Pavia e su Giovanni Toti per perpetuare il criterio della cooptazione di vertice: a lui e al consigliere politico di Forza Italia, il leader azzurro aveva affidato l’incarico di reclutare un’ampia squadra di giovani alle cui facce associare la volontà di rinnovamento di un partito in ambasce.

Oggi è l’ex ministro degli affari regionali, a chiedere a gran voce lo stop alla selezione dall’alto, e tornerà a farlo nell’Ufficio di presidenza, invocando le primarie per rivoltare come un calzino la vocazione carismatica, da sempre ostile al principio di legittimazione dal basso, di un movimento che Berlusconi non ha mai voluto definire partito.

Le debacle di Bari e Pavia riaccendono la miccia dentro e fuori Forza Italia, con il nodo primarie che riattizza il fuoco, anche e soprattutto, del tema riorganizzazione dell’intero schieramento moderato. Della serie: “Azzurri e alfaniani di Nuovo centrodestra (più lega e fratelli d’Italia) possono davvero marciare stabilmente gli uni accanto agli altri, o la differente valutazione sulle larghe intese di Renzi porterà a uno stato di tensione – e di incomunicabilità – costante?”

Dagli alfaniani l’ultima lancia contro Fitto – dopo la pioggia di strali di Massimo Cassano che ha addebitato le sconfitte in Puglia all’indisponibilità di Forza Italia a celebrare le primarie – è del consigliere regionale Andrea Caroppo.

“Trovo piuttosto singolare – scrive – che il leader salentino di Forza Italia parli a Roma un linguaggio diametralmente opposto da quello che insieme al suo “cerchio magico” ha parlato e continua a parlare da sempre sul territorio: è grottesco invocare in quella sede come un mantra «condivisione e coinvolgimento piuttosto che imposizioni dall’alto» e poi, in Puglia e nel Salento, fare, da sempre, esattamente il contrario – chiude Caroppo – inanellando sconfitte in tutti gli enti locali, dalla Regione alla città di Bari a tanti Comuni.

 

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