È tempo di semina (collettiva)

A Castiglione d'Otranto e Spongano è tempo di semina collettiva sui terreni abbandonati. Così prendono vita le campagne attraverso la coltura di grani antich

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CASTIGLIONE D’OTRANTO- Le parole di Vito, 98anni, sanno di manifesto culturale. È lui tra i ‘maestri della semina’ a insegnare ai piccoli come si fa: col poncio e a mano, la pratica a ventaglio. È così che si fa a Castiglione d’Otranto e quest’anno anche a Spongano nella seconda edizione di chi semina utopia raccoglie realtà, la messa a dimora di antiche sementi per ridare vita a terreni rimasti per decenni in abbandono. Tutti concessi in comodato d’uso gratuito ai giovani del posto e convertiti in produzioni biologiche.

Un nuovo modo di fare economia. Una sfida che ne contiene in sé delle altre: rafforzare i legami di intere comunità e ritrovare ciò che è andato perduto. Quest’anno infatti, oltre al farro, al grano Cappelli e Saragolla e all’orzo, Castiglione diventa campo sperimentale per tre antichi tipi di grano scomparsi da tempo: Timilia, Russello e Scorsonera grazie alle sementi inviate direttamente dalla stazione sperimentale di granicoltura della Sicilia.

Tutto coltivato rigorosamente con metodi naturali. Da Castiglione infatti è stata lanciata la petizione provinciale contro i pesticidi, racconta firme che sta, è  proprio il caso di dirlo, seminando consensi e consapevolezza.

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