La Cassazione: “Disastro ambientale, i Riva sapevano tutto”

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TARANTO  –   “Spregiudicati e pervicaci”. Nel giorno in cui la Cassazione definisce così pesantemente i gestori dell’Ilva, arriva anche la più profonda critica al referendum che il 14 aprile dovrà decidere i destini del siderurgico. È quella della Confindustria ionica, che punta il ditocontro  il merito e il metodo poichè i quesiti referendari arrivano, secondo gli industriali, “in un momento in cui la materia è stata ampiamente dibattuta, esaminata e sviscerata al punto tale da rendere necessaria l’emanazione di una legge ad hoc che, proprio in base alla sua straordinarietà, viene a sua volta discussa sul piano della costituzionalità”.

Insomma come dire i passi in avanti, i più importanti, sono stati fatti  e sarebbe strumentale insistere su questo.

Una posizione netta che arriva proprio nel giorno in cui la Cassazione pubblica le motivazioni di fuoco della sentenza con la quale, il 16 gennaio scorso, ha confermato gli arresti domiciliari nei confronti del Patron Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex Direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, dice che “il gruppo Riva  era consapevole del disastro ambientale che l’attività produttiva dello stabilimento provocava sulla città” e ha dato prova “di perseverare nelle condotte delittuose, nonostante la consapevolezza della gravissima offensività per la comunità e per i lavoratori”.

Conseguenze, ovviamente, su salute e ambiente. Ma anche sull’economia. L’ultimo schiaffo è quello che arriva ai mitilicoltori, che però hanno violato le limitazioni imposte proprio nelle aree del Mar Piccolo interdette all’allevamento e alla commercializzazione dei prodotti a causa della presenza, oltre la soglia consentita, di diossina e PCB.

La Guardia di Finanza ha sequestrato 5 campi di mitili e 15 tonnellate di cozze.  5 Presidenti di cooperative sono stati denunciati per aver violato il Codice della navigazione e sono stati segnalati all’Agenzia delle Dogane di Taranto. I controlli proseguiranno per scongiurare la vendita di prodotti ittici non tracciati e sprovvisti degli obbligatori controlli sanitari.