Nel corso degli anni le tecniche investigative si sono evolute in maniera straordinaria e oggi la scienza forense può offrire nuove possibilità anche per i casi rimasti irrisolti. Sulle scene del crimine, infatti, ogni dettaglio può trasformarsi in una traccia utile per arrivare al colpevole: dal Dna alle impronte digitali, fino all’utilizzo del luminol. Ma non solo. Le moderne tecnologie consentono analisi sempre più sofisticate su reperti conservati per decenni, aprendo nuovi scenari investigativi.
Anche nel Salento potrebbero esserci casi da riaprire alla luce delle nuove metodologie scientifiche. Ne è convinta la criminologa Isabel Martina, che punta l’attenzione su due dei delitti più drammatici e controversi della cronaca locale:
-Il primo è quello del piccolo Daniele Gravili, il bambino di appena tre anni rapito, violentato e ucciso nel 1992. Il suo corpo venne ritrovato su una spiaggia di Torre Chianca, in un caso che sconvolse profondamente l’intera comunità salentina e che ancora oggi resta senza un colpevole certo.
-L’altro caso riguarda l’omicidio di Angela Petrachi, la giovane madre di 31 anni trovata senza vita in un bosco di Borgagne la mattina dell’8 novembre 2002. Per quel delitto è ritenuto responsabile Giovanni Camassa, ma il caso continua a far discutere.
Secondo l’esperta, reperti e tracce raccolti all’epoca potrebbero oggi essere sottoposti a esami più avanzati rispetto a quelli disponibili negli anni Novanta e nei primi anni Duemila. Le moderne tecniche di comparazione genetica, le nuove analisi biologiche e gli strumenti digitali applicati alla criminologia potrebbero infatti fornire elementi finora rimasti nascosti, contribuendo a fare luce su vicende che attendono ancora verità e giustizia.
Elisabetta Paladini, classe 1986, giornalista pubblicista dal 2011. Redattrice di Telerama e conduttrice della trasmissione "Sono Sindaco"