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Abete: “Ripartire dalla qualità, non dalla quantità. Questo sistema rende difficile apportare riforme”

Nel corso del Gran Galà del Calcio Adicosp, evento andato in scena a Roma, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete ha tracciato un’analisi approfondita sullo stato del calcio italiano, toccando i temi della formazione, della sostenibilità del sistema e delle riforme federali. Un intervento articolato, con diversi spunti critici ma anche con l’obiettivo di individuare possibili direzioni di sviluppo.

Sulla crescita dei giovani e il lavoro nei vivai, Abete ha evidenziato: “Alcuni Paesi hanno valorizzato i vivai molto più di noi, e la Germania lo dimostra. Dobbiamo ripartire dalla qualità, non dalla quantità: servono risorse per centri federali importanti, ma soprattutto bisogna lavorare sui formatori. In passato c’era una distinzione più netta tra tecnici del settore giovanile e quelli delle prime squadre, poi attenuata con l’omogeneizzazione dei patentini UEFA. Oggi è fondamentale investire su chi forma i ragazzi, soprattutto tra i 5 e i 12 anni, perché senza basi solide non si costruisce un calcio competitivo”.

Soffermandosi poi sulle criticità del sistema, il presidente LND ha spiegato: “Stiamo lavorando con serietà per individuare problemi e soluzioni comuni. Ci sono tre livelli: problemi interni alle singole componenti, come l’utilizzo degli under in Serie A, che deve essere una scelta autonoma; problemi di equilibrio tra le leghe, tra sostenibilità e formato dei campionati; e infine il rapporto con istituzioni e opinione pubblica. Se non comunichiamo che il nostro è un movimento di base, con oltre un milione e mezzo di persone, tutto viene ridotto agli stipendi di pochi e non diventa una priorità per la politica”.

Infine, sulle riforme federali e i meccanismi decisionali, Abete ha concluso: “La federazione può funzionare meglio solo rivedendo alcune norme legate ai diritti di veto. Oggi, anche con un largo consenso, il presidente rischia di essere bloccato perché ogni componente può opporsi se non conviene. Questo sistema non impedisce di eleggere un presidente, ma rende molto difficile portare avanti riforme strutturali, che invece sarebbero necessarie per il futuro del calcio italiano”.

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