Il saldo del progetto HINT, a favore della società EKA, risulta liquidato già nel febbraio 2023. È quanto emerge dagli atti della Regione Puglia, che ribaltano la narrazione mantenuta per lungo tempo all’interno dell’Università del Salento, dove si è continuato a sostenere – anche nel 2024 e fino a dicembre 2025 – che le risorse non fossero ancora completamente erogate.
EKA, spin off universitario nato nel 2010, è al centro di una vicenda che intreccia finanziamenti pubblici, scelte amministrative e ritardi nella dismissione delle quote da parte dell’Ateneo. Una dismissione che, sulla carta, avrebbe dovuto essere rapida ma che, nei fatti, si è trasformata in una permanenza durata anni.
Già nel 2020 il Consiglio di amministrazione di Unisalento aveva approvato la razionalizzazione delle partecipate, prevedendo esplicitamente la “dismissione delle quote (…) entro un anno”. POI nel 2021 la vendita non viene eseguita e la decisione resta senza seguito. Nel 2022, con una nuova delibera, l’Ateneo cambia linea: l’alienazione viene rinviata al 2023, subordinandola alla comunicazione finale del contributo del progetto HINT.
Nel frattempo, nel monitoraggio interno pesano pareri che invitano a non intervenire su EKA: tra questi quelli del Dipartimento di Ingegneria, della Regione Puglia – preoccupata per la dimensione d’impresa – e del partner industriale. La società viene così considerata improvvisamente “strategica”, proprio mentre i regolamenti universitari avrebbero imposto la chiusura di uno spin off ormai ultradecennale.
Il punto centrale della vicenda arriva però nel febbraio 2023: secondo la Regione Puglia, il saldo del contributo HINT è stato liquidato in quella data, superando di fatto ogni vincolo prudenziale legato alla chiusura del progetto. Da quel momento, non ci sarebbe stato più alcun motivo per rinviare la dismissione delle quote.
Eppure, nella narrazione interna dell’Ateneo, per tutto il 2023 e buona parte del 2024 si continua a parlare di saldo “non ancora effettuato” o comunque non chiaramente attestato. Il Dipartimento non segnala il pagamento e, dopo un acceso Senato accademico dell’11 dicembre 2025, la rettrice conferma pubblicamente la versione secondo cui il saldo non sarebbe ancora pervenuto. Una ricostruzione che oggi risulta smentita dai documenti regionali.
Nel frattempo, la quota dell’Università viene venduta solo nel dicembre 2025, cinque anni dopo la decisione iniziale di dismissione. Un ritardo che trasforma quella che doveva essere un’uscita rapida in una “coabitazione prolungata”, mentre la società continua a crescere nel fatturato e a beneficiare di fondi pubblici.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che riguarda anche i profili giudiziari legati alla società, fondata dall’ex assessore regionale Alessandro Delli Noci e guidata da Maurizio Laforgia. Resta ora da chiarire perché, nonostante il saldo già avvenuto nel 2023, l’informazione non sia stata recepita o comunicata correttamente all’interno dell’Ateneo, incidendo sulle scelte amministrative e sui tempi di dismissione.
