Una coltellata sola, alle spalle, improvvisa, al termine di una lite probabilmente legata a motivi familiari. È così che nel tardo pomeriggio, intorno alle 17:30, è stato ucciso in un’abitazione di via Luigi Cadorna, a Tricase, Shekh Md Noyan, 28enne originario del Bangladesh. Il dramma si è consumato nell’appartamento del fratello di 33 anni. Sarebbe stato quest’ultimo, secondo le prime indagini, a colpire mortalmente la vittima, trovata riversa a terra nel tinello.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i due si sarebbero incontrati per quella che doveva essere una normale visita familiare. Ma tra le mura domestiche sarebbe esplosa la furia. Una lite violenta, probabilmente alimentata da vecchi rancori economici mai risolti in patria, sarebbe degenerata nel sangue davanti agli occhi di un coinquilino. È stato quest’ultimo ad allertare immediatamente il 118 – i cui sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso – e a tentare di fermare l’aggressore. Il 33enne è stato poi bloccato dai carabinieri della stazione e della compagnia di Tricase, intervenuti immediatamente.
L’arma del delitto, un coltello da cucina con una lama di 23 centimetri, è stata sequestrata dai carabinieri del reparto investigazioni scientifiche del comando provinciale di Lecce. La salma del 28enne è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale “Vito Fazzi” per l’autopsia che sarà effettuata nelle prossime ore dal medico legale Ermenegildo Colosimo. Il presunto assassino, invece, è stato portato in caserma. Davanti alla pm Donatina Buffelli, il giovane è rimasto in silenzio. Al termine delle formalità di rito, è stato trasferito nel carcere di Lecce. L’ipotesi di reato a suo carico è quella di omicidio volontario.
Non poco lo shock che ha colpito i responsabili del progetto SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) del Comune, dove il 28enne risiedeva, nella struttura di via Parini. La vittima, che lavorava come banconista in un bar di Tricase Porto proprio come il fratello, era descritta da tutti come un ragazzo esemplare. Lo scorso febbraio aveva ottenuto il permesso di protezione speciale e tra soli sei mesi sarebbe uscito dal programma per proseguire la sua vita in piena autonomia. “Non ha mai dato problemi”, confermano i curatori della struttura, ricordando come anche il fratello maggiore fosse stato accolto nel progetto in passato, ma solo per un breve periodo alcuni anni fa.
