BARI – Il salario minimo pugliese, e soprattutto la stortura del bando del polo biblio-museale di Lecce, diventa un caso nazionale. La premier Giorgia Meloni ne ha parlato durante l’ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il riferimento della presidente del Consiglio è alla legge sul salario minimo approvata in Puglia che impone alla Regione, in tutte le sue ramificazioni, di sottoscrivere contratti che comportino un salario non inferiore ai 9 euro l’ora. Ma l’applicazione della legge ha lasciato spazio alle scorciatoie: più soldi? Allora meno ore per i lavoratori così che il budget sia sempre lo stesso. Così il bando per il servizio di portierato, guardiania del Museo è stato sospeso per evitare una vera e propria beffa. Riferimento, come si diceva, utilizzato dalla premier per ribadire la posizione del governo sul tema: non “salario minimo” ma “salario giusto”. Il governatore Antonio Decaro, ha replicato alla premier: “La prima applicazione della misura pugliese, come spesso accade alle cose nuove, ha evidenziato alcune possibili criticità nell’applicazione delle tariffe. La struttura flessibile del bando però ci permette di correggere la situazione, entro il mese di luglio, con l’avvio del servizio del nuovo appalto. Così si riuscirà a garantire sia il pieno ammontare orario sia la retribuzione prevista dall’applicazione del salario minimo non inferiore a 9 euro l’ora. In ogni caso, se la competizione mira ad aumentare i salari, la Puglia accetta con piacere la sfida”.
Per il gruppo di Fratelli d’Italia “arrivare primi non sempre significa arrivare bene”. “Per questo – dicono – il presidente Antonio Decaro ha fatto bene a fare mea culpa su come l’applicazione del salario minimo ha comportato un danno agli stesse lavoratori. Siamo diventati un caso non solo nazionale in negativo, ma addirittura richiamato dalla premier per indicare come la normativa poteva essere utilizzata addirittura danneggiando i lavoratori. Ai colleghi consiglieri regionali di maggioranza – continua FdI – un consiglio: prima di lanciarsi in comunicati nei quali si ricorda che la Puglia è stata la prima a intestarsi questa battaglia per il salario minimo, l’invito ad applicare il principio sempre, anche con i propri collaboratori. Perché si sa: è facile parlare di salario minimo quando a pagare lo si fa con i soldi altrui”.
