BARI – Dal 1 gennaio 2027 nascerà l’Organismo per la parità. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri approvando in esame definitivo, un decreto legislativo che attua la direttiva europea in materia di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza o origine etnica, religione, convinzioni, disabilità, età, orientamento sessuale e sesso. Non un adeguamento formale dell’ordinamento interno ma una riorganizzazione strutturale degli strumenti di tutela.
L’argomento qualche ora prima era stato al centro del dibattito in Consiglio regionale giacché la maggioranza ha approvato una mozione per impegnare il governo regionale a persuadere il governo nazionale a non abrogare la figura della consigliera di parità territoriale. Mozione sulla quale il centrodestra si è astenuto, alla luce della riforma poi poche ore dopo approvata dal Consiglio dei ministri. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro e la vicecapogruppo Tonia Spina ne spiegano così le motivazioni: “La fretta fa fare figli ciechi, alimentando discussioni inutili e faziose”. L’astensione, spiegano in sintesi, era motivata dall’attesa della riforma nel Consiglio dei ministri.
“Un passo importante – spiegano Pagliaro e Spina – verso un sistema più moderno, autonomo ed efficace di contrasto a ogni forma di discriminazione”. Un assetto, quello del decreto legge che per i vertici del gruppo di Fratelli d’Italia, rafforza gli strumenti a tutela dei diritti. “Un punto centrale – fanno notare – riguarda il mantenimento e la valorizzazione della rete territoriale. Le consigliere e i consiglieri di parità regionali e provinciali non vengono soppressi, ma continuano a operare a livello regionale, metropolitano e di area vasta, in coordinamento con il nuovo Organismo. Viene così garantita la continuità delle attività di assistenza alle vittime di discriminazione, promozione delle pari opportunità e presidio nei luoghi di lavoro”.
Anche la consigliera nazionale di parità Filomena D’Antini parla dell’approvazione in Consiglio dei Ministri come di un “risultato importante anche alla luce del parere espresso il 30 marzo dalla Commissione Affari Costituzionali, che ha chiesto esplicitamente di salvaguardare le funzioni territoriali e di coordinare le nuove norme con il Codice delle pari opportunità. Il decreto chiarisce inoltre il ruolo degli enti di area vasta: resta fermo quanto previsto dalla legge Delrio, che attribuisce alle Province specifiche funzioni in materia di promozione delle pari opportunità e contrasto alle discriminazioni, anche nei luoghi di lavoro, rafforzando ulteriormente la presenza istituzionale sui territori”.
