LECCE – Per la prima volta dall’avvio del processo per l’omicidio della moglie, Aneta Danelczy (risalente al 16 marzo del 2024 a Taurisano) oggi Albano Galati ha parlato in aula. Lo ha fatto leggendo una lettera dinanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Pietro Baffa, che nelle prossime ore emetterà la sentenza.
Il contenuto integrale della missiva letta dall’imputato: Signor Presidente,Signori Giudici, io non sono un uomo capace di spiegare quello che è successo.Ho sempre lavorato, prima in Svizzera e poi a Taurisano come operatore ecologico. Ho sempre pensato alla mia famiglia e non ho mai fatto mancare niente.A un certo punto la mia vita è crollata. Ero andato via da casa, avevo avviato la separazione, mi ero rivolto ai servizi sociali e alla polizia. Non avevo più niente, neanche i miei risparmi. Mi sentivo umiliato.Mi sono ammalato. Ho avuto l’epatite, la depressione e altri problemi. Prendevo tanti farmaci e medicamenti. Da anni stavo male, con pensieri continui, confusione, paure. Mi sentivo fallito e senza dignità.I miei figli mi stavano vicino, dormivano con me perché avevano capito come stavo.Di quel giorno io ricordo poco. Ho dei vuoti. Ci sono cose che non riesco a mettere insieme e altre che non ricordo proprio. Questo mi tormenta ogni giorno, perché so che è successo qualcosa di gravissimo ma non riesco a capirlo fino in fondo.Io non ho mai voluto fare del male con coscienza. Se è successo qualcosa di terribile, è stato come se non fossi io.Penso ogni giorno alla mia famiglia.Chiedo solo che capiate la mia situazione.Grazie”.
UN PASSO INDIETRO
Ergastolo con isolamento diurno è la pena invocata, nella precedente udienza, dal pubblico ministero Luigi Mastroniani per il 57enne di Taurisano, a processo per aver ucciso nel marzo del 2024 la moglie Aneta Danelczy (di 49 anni) con venti coltellate, raggiungendola in casa, infierendo su di lei e ferendo e minacciando la vicina che ha cercato di difenderla.
Nel corso della requisitoria il pm ha ricostruito tutta la vicenda, ponendo l’accento sulle testimonianze che hanno consentito di accertare la colpevolezza di Galati, la sua lucidità al momento del fatto confermata dalla perizia psichiatrica e il suo odio per le donne, testimoniato in aula dalla figlia maggiorenne che ha raccontato di un padre padrone, violento, che le impediva di studiare in qualità di donna addetta alle faccende domestiche, che abusava della madre anche quando i figli erano in casa, che costringeva l’intera famiglia ad accettare le sue relazioni extra coniugali, portando le amanti in casa e chiudendosi in una stanza insieme a loro, alla presenza di moglie e figli. Il pubblico minisero già nella precedente udienza aveva aggiunto la contestazione di una nuova aggravante, quella della minorata difesa. Tradotto: la vittima “era affetta da una disabilità del 100 per cento, tale – aveva concluso – da impedirle di difendersi dalla brutale aggressione”.
Gli avvocati delle parti civili, Francesca Conte (che assiste i figli della vittima ) e Roberto Bray (che assiste la vicina di Aneta che tentò di salvarla) hanno rimarcato come la vita dei rispettivi assistiti sia stata segnata per sempre da quel drammatico giorno. Per questo entrambi hanno avanzato richiesta di risarcimento danni.
A difendere Galati, gli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto.
