TRICASE – “La sua reazione allergica è stata gravemente sottovalutata in ospedale: è per questo che mio padre è morto“. È la denuncia sporta in caserma da un 45enne di Tricase che il 29 gennaio scorso ha assistito con i propri occhi al drammatico epilogo: il papà, 77 anni, è andato in shock anafilattico davanti ai suoi occhi e nulla ha potuto la disperata chiamata al 118.
La drammatica storia inzia alle 17 di quel giorno: il 77enne raggiunge l’ospedale “Panico” di Tricase per sottoporsi ad una coronatac con mezzo di contrasto.
Subito dopo l’esame l’uomo riferisce al personale di non sentirsi bene: sul dorso compaiono dei ponfi e ha fastidio alla gola. L’ospedale contatta il figlio, che raggiunge il nosocomio. Al suo arrivo la reazione allergica è già stata sedata tramite cortisone.
L’anziano, dopo mezz’ora, viene avvicinato da un’infermiera: ti vedo meglio – gli avrebbe detto – puoi tornare a casa. Un via libera “senza il controllo di alcun paramentro – denuncia il figlio – dopo averlo lasciato seduto su di una sedia senza alcun monitoraggio medico“.
La situazione precipita nel tragitto da Tricase a Corsano: il padre guida la sua auto, il figlio è dietro e sono diretti a casa. La guida del 77enne è strana, incerta: qualcosa non va. Quando l’uomo accosta, a pochi passi da casa, la situazione è già grave: respira a fatica e dalla bocca fuoriesce schiuma. Seguono la chiamata allarmata al 118, “l’arrivo di un’ambulanza senza medico mezz’ora dopo e solo successivamente è sopraggiunto un dottore” denuncia il figlio.
Il massaggio cardiaco in ambulanza non sortisce effetto, dopo 10 minuti dall’arrivo in pronto soccorso a Tricase si procede con la constatazione del decesso per “arresto cardiocircolatorio da shock allergico”.
Per la famiglia il personale ospedaliero non avrebbe applicato le linee guida del Ministero della Salute previste a fronte dell’insorgenza di reazioni allergiche, tra cui il ricovero per almeno 24 ore per evitare il rischio di profilassi protratta.
Per questo, asssistiti dall’avvocato Luciano De Francesco, i famigliari chiedono di far luce su eventuali responsabilità del personale medico, nella convinzione che il tragico epilogo doveva e poteva essere scongiurato.
