Una sfida che deve essere culturale prima ancora che normativa: quella contro la violenza di genere. E il punto di partenza, oggi, è il cambiamento profondo del modo in cui la società riconosce e affronta il fenomeno. Una trasformazione che fino a pochi decenni fa sembrava impensabile, se si considera che fino al 1981, appena 45 anni fa, esisteva ancora il Delitto d’onore, che prevedeva una riduzione della pena per chi uccideva coniugi, figlie o sorelle per “difendere” l’onore della famiglia.
Dentro questa prospettiva si inserisce la formazione come strumento principale per contrastare la violenza di genere.
Alle Officine Cantelmo, la Prefettura ha organizzato una giornata di aggiornamento rivolta alle Forze dell’Ordine, per rafforzare competenze non solo giuridiche, ma anche psicologiche e relazionali.
Un percorso che si inserisce nel quadro delle nuove misure di contrasto, come la recente Legge 180/2025, che segna un cambio di passo introducendo l’ergastolo come pena per il femminicidio.Ma la cronaca continua a raccontare una realtà drammatica.
In ordine di tempo, l’ultimo episodio solo il 16 aprile scorso a Bisceglie, dove Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, è stata uccisa dal marito che l’ha lanciata dal balcone per poi togliersi la vita.E proprio per intervenire prima che sia troppo tardi, diventa fondamentale saper riconoscere i segnali della violenza.
Non solo parole, ma anche segnali comportamentali e dinamiche spesso invisibili.
Un’attenzione particolare è rivolta anche ai bambini: la violenza assistita lascia segni profondi e duraturi.
