BARI – A una settimana dal confronto con i ministeri della Salute e dell’Economia, la Regione Puglia deve stringere i tempi per tentare di ridurre il più possibile il peso del disavanzo sanitario, che ammonta a 369 milioni di euro.
L’intento è arrivare a Roma, il prossimo 30 aprile, con quante più risorse già recuperate, così da limitare l’impatto del previsto aumento delle tasse. Si riuscirà a farlo? Pochi giorni e si capirà in che misura si riuscirà nell’obiettivo. Negli assessorati alla Sanità e al Bilancio si lavora per reperire fondi, recuperando risorse da ogni capitolo di spesa e applicando tagli lineari agli altri assessorati.
Ma, salvo operazioni contabili dell’ultima ora, questo non basterebbe comunque a evitare del tutto il ricorso all’aumento dell’addizionale Irpef. Se al tavolo ministeriale il disavanzo non dovesse risultare integralmente coperto, scatterebbe infatti la procedura prevista dalla legge, con il commissariamento ad acta della Regione. In questo caso, sarebbe lo stesso presidente Antonio Decaro ad assumere il ruolo di commissario, con il compito di adottare entro il 31 maggio i provvedimenti necessari per ripianare le perdite. Addizionale Irpef compresa.
Nelle prossime settimane il lavoro sarà tutto sulle simulazioni tecniche: capire come intervenire sulle aliquote dei quattro scaglioni fiscali per coprire la parte residua del disavanzo. Probabilmente molto poco sul primo scaglione, quello relativo a redditi entro i 15mila euro, e con aliquota al massimo al 2,1% per il quarto, composto dai redditi più alti, dai 50mila euro in su. Una manovra delicata, perché il gettito attuale, pari a circa 90 milioni di euro, è già impegnato nei bilanci regionali. Per questo, l’eventuale aumento dovrà produrre nuove entrate sufficienti a chiudere il buco ancora aperto nella sanità pugliese.
