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33° Anniversario del Dies Natalis di don Tonino Bello: la celebrazione del card. Battaglia

È stato l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, a presiedere la messa nella collegiata del Santissimo Salvatore ad Alessano per il 33° anniversario del Dies Natalis di don Tonino Bello. Una celebrazione eucaristica solenne nel paese natale del “vescovo del grembiule” che ha visto la concelebrazione del presbiterio della diocesi di Ugento, di un gruppo di sacerdoti arrivati da Napoli insieme all’arcivescovo. La collegiata è stata, così, un ideale abbraccio tra le due diocesi nel nome del vescovo di Molfetta, ora venerabile. Presenti anche mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca, e monsignor Giovanni Ricchiuti, succeduto a don Tonino nella presidenza di “Pax Christi”. Tra i banchi, tantissimi fedeli, i familiari di don Tonino, chi l’ha conosciuto, oltre al sindaco di Alessano Osvaldo Stendardo, i primi cittadini dei comuni limitrofi, le autorità civili e militari. L’arcivescovo di Napoli, che proprio all’incontro con don Tonino deve la sua vocazione, ha parlato di un uomo e un vescovo il cui nome non si è fatto marmo e non si è lasciato chiudere in una fotografia, ma continua a camminare scalzo tra le piaghe dei nostri compromessi eleganti. In un momento storico segnato dai conflitti, il cardinale Battaglia ha rilanciato con forza il messaggio di don Tonino, chiedendo alla Chiesa il coraggio di gridare la pace proprio lì, tra le urla di guerra, rifiutando l’idea che la violenza sia una necessità tecnica o un male collaterale.

Alla celebrazione eucaristica ha fatto seguito un pellegrinaggio sul tomba del Venerabile, al cimitero di Alessano. L’ultimo degli appuntamenti di un percorso, iniziato il 19 aprile con il custode del Sacro Convento di Assisi, che ha riletto il legame tra don Tonino e San Francesco. Poi, il pellegrinaggio dalla casa natale del per poi spostarsi a Santa Maria di Leuca. Qui, davanti al mare, centinaia di studenti hanno raccolto l’eredità di un uomo e un pastore la cui missione ha il baricentro in quella tomba nuda, “diventata – come ha ricordato il cardinale nell’omelia – una cattedra per l’intera Chiesa”.

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