LECCE – Il primo campanello d’allarme si è attivato quando il titolare di un noto ristorante nel cuore di Lecce ha raggiunto il commercialista: le rimanenze di magazzino erano sproporzionate rispetto al fatturato del locale. Dove era finiti allora quei prodotti mancanti sugli scaffali se non sui tavoli dei clienti?
La risposta è arrivata incrociando le immagini delle telecamere di sorveglianza interne con gli accertamenti effettuati dalla sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza. E adesso a finire sul registro degli indagati con l’accusa di furto aggravato e continuato è l’aiuto cameriere del noto ristorante, un 45enne residente a Maglie.
Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti l’uomo avrebbe intascato 45.287,63 tra l’agosto del 2024 e ottobre 2025. Il modus operandi sarebbe stato sempre lo stesso: il dipendente infedele avrebbe cancellato dal computer ben 2.789 comande dei tavoli e intascato i rispettivi pagamenti in contanti, così da eliminarne ogni traccia. Traccia che, invece, era rimasta sul server di gestione in uso al ristorante e che non è sfuggita all’occhio attento degli inquirenti.
Incrociando i dati, i turni di lavoro, le chiusure giornaliere e le testimonianze dei colleghi, il cerchio si è stretto intorno all’indagato. Beccato un giorno in fallo da una collega, le avrebbe persino proposto di spartirsi gli introiti dell’attività illecita.
Gestione della cassa e pagamento in contanti dovevano essere suoi compiti esclusivi: questo aveva rimarcato, in più occasioni, a tutti i colleghi: viceversa, aveva anche intimato, avrebbe fatto in modo che fossero stati licenziati.
L’indagato è difeso dall’avvocato Giuseppe Minerva. Ad assistere il titolare della società derubata, in qualità di persona offesa, l’avvocato Riccardo Giannuzzi.
