Importavano dalla Cina migliaia di modelli iconici del design italiano, tutti falsi d’autore, per poi rivenderli nei negozi fisici e online. Una rete capillare con basi operative in dieci province, tra cui spiccano due aziende di Tricase e Altamura. È qui che i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno perquisito le sedi delle due società coinvolte, denunciandone i rispettivi rappresentanti legali: un 60enne e un 51enne. Oltre ai due, l’operazione denominata “Gamba corta”, coordinata dalla Procura di Torino, ha coinvolto complessivamente altre 12 persone e 13 basi logistiche sparse tra Milano, Napoli, Roma e il Veneto. Oltre 6.500 i pezzi sequestrati tra lampade e sedute, tutte riproduzioni illecite di pezzi storici tutelati da brevetti europei.
Le accuse per gli indagati sono introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, ricettazione e frode nell’esercizio del commercio. Analizzando flussi finanziari e documenti doganali, i finanzieri hanno ricostruito un business imponente alimentato da container carichi di repliche prodotte a basso costo nel sud-est asiatico.
Oltre al danno economico, però, c’è quello per la sicurezza. Le analisi tecniche sui sistemi di illuminazione, infatti, hanno confermato il rischio per gli acquirenti. Si tratta di materiali privi di certificazioni UE e potenzialmente pericolosi. Prodotti che, dalle vetrine del lusso, rischiavano di finire nelle case dei consumatori come vere e proprie trappole.
