Uno sciopero della fame e della sete per rompere un silenzio che dura da anni. È la protesta del dottor Giuseppe Serravezza, per il futuro del Centro Ilma e per il bene del territorio che potrebbe beneficiarne sotto molteplici aspetti della struttura simbolo della prevenzione oncologica nel Salento.
Una sfida nata oltre tredici anni fa, con un protocollo d’intesa firmato da Regione Puglia, Università del Salento, Provincia di Lecce e Comuni di Gallipoli e Casarano. Un progetto ambizioso, interamente finanziato dai cittadini. Tutti avrebbero fatto la propria parte, tranne la Regione.
Il centro oggi è praticamente pronto. Gli ultimi lavori sono in corso, gli impianti in fase di completamento. Ma per partire manca un passaggio decisivo: il rinnovo del protocollo d’intesa con la Regione Puglia. E proprio qui si concentra la denuncia.
Cinque anni di richieste, solleciti, lettere, PEC. Senza risposte. Un’accusa diretta che chiama in causa prima la giunta guidata da Michele Emiliano e oggi quella del presidente Antonio Decaro, interpellato anche quando a Bruxelles svolgeva il ruolo di Presidente della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo. Eppure, sottolinea Serravezza, non si tratta di una richiesta economica.
Una firma necessaria per inserire il Centro Ilma nella rete sanitaria e consentire l’accesso ai fondi nazionali ed europei per le tecnologie. Nel frattempo, tutti gli altri enti coinvolti hanno rispettato gli impegni. Un ritardo che rischierebbe di bloccare un modello innovativo di sanità, basato sulla prevenzione.
Da qui la decisione estrema: lo sciopero della fame e della sete, che proseguirà fino a quando ci saranno le forze e le risposte da parte della Regione Puglia.
