CINECLUB – Benvenuti gentili e soprattutto curiosi lettori di TeleRama, al consueto appuntamento settimanale con Cineclub, in cui le protagoniste assolute sono le uscite più attese nel mondo del cinema.
L’Assurdo secondo Ozon: degno del libro?
Cominciamo le nostre proposte settimanali con il dramma Lo straniero di François Ozon.
Presentato all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia, il film è un adattamento dell’omonimo romanzo – capolavoro letterario della corrente esistenzialista – di Albert Camus.
Il libro era stato già trasposto per il cinema nel 1967 dall’italiano Luchino Visconti, che aveva scelto come protagonista Marcello Mastroianni. Questa versione, però, è sempre stata disprezzata dagli appassionati della scrittura di Camus, arrivati a reputarla come un’opera formalmente corretta ma priva della potenza filosofica dell’Assurdo che contraddistingue il romanzo.
L’analisi di Ozon, invece, non è caduta in questa trappola concettuale: grazie al rigore estetico del bianco e nero e a un Mersault più azzeccato di Mastroianni, il regista ha realizzato un film coerente con il messaggio di Camus, in cui l’apatia del protagonista non cerca una spiegazione ma si perde nel mistero.
Il realismo magico del Sud torna sul grande schermo.
Passiamo al dramma salentino Vita mia di Edoardo Winspeare.
Presentato al Torino Film Festival, il settimo lungometraggio del regista austrosalentino è senza alcun dubbio il suo lavoro più introspettivo e autobiografico.
Dominique Sanda, musa di Bresson, Bertolucci, De sica e ora anche di Winspeare, è Didi: aristocratica transilvana trapiantata nel Salento, vedova e con difficoltà economiche.
Celeste Casciaro, attrice salentina nonché moglie del regista, è Vita: donna di origini modeste che accetta di fare da badante all’anziana per necessità.
Mescolando identità, culture e traumi del passato all’interno del microcosmo salentino, Winspeare ha realizzato una riflessione cinematografica sulla decadenza e sulla rinascita, intendendo la prima come punto di partenza e la seconda come obiettivo finale. La connessione tra le due solitudini annulla le loro debolezze, creando invece una nuova forma di resistenza, di forza umana e sociale.
Stappate un buon Chianti: il dottor Lecter è tornato!
E concludiamo le nostre proposte parlandovi del ritorno nelle sale del thriller Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.
Uno dei tre film ad aver ottenuto le cinque statuette più significative della cerimonia dei premi Oscar, il lungometraggio datato 1991 è un viaggio in un tipo di terrore che ha ridefinito per sempre le regole del genere di riferimento.
Clarice Starling, agente dell’FBI interpretata da Jodie Foster, si deve confrontare con il celebre psichiatra cannibale Hannibal Lecter. Il folle dalla lucidità disarmante, portato in vita da Anthony Hopkins, custodisce delle informazioni fondamentali per la protagonista, necessarie all’arresto del temuto serial killer Buffalo Bill, prima che mieta l’ennesima vittima.
Un capolavoro che ha l’enorme merito di aver riconsiderato il senso stesso di follia sul grande schermo, ricordandoci che spesso il male può essere consapevole e per questo terrorizzante.
