BARI – Mancano poco più di 20 giorni per tornare a Roma con i conti in ordine. Ovvero: presentarsi all’appuntamento con i ministeri della Sanità e dell’Economia con il prospetto completo delle coperture al disavanzo sanitario, così da evitare il commissariamento. Ciò che, invece, pare sempre più certo è che a Roma ci si presenterà con la situazione attuale: i soldi non ci sono. Non ci sono in bilancio 369 milioni di euro sufficienti per coprire il disavanzo, anche se dovesse essere imposta una drammatica cura draconiana a tutti gli assessorati. Nulla sarebbe sufficiente rispetto alla cifra necessaria, ecco perché l’aumento Irpef appare sempre più inevitabile. Ma non per questo, non voluto e ragionato. Ciò che, con ogni probabilità accadrà il 30 aprile, è che a Roma la Puglia si presenterà con coperture insufficienti, cosa che comporterà da parte dei due Ministeri competenti, il commissariamento della Regione per 30 giorni. Ad essere nominato commissario ad acta, sarà lo stesso governatore Antonio Decaro che, a quel punto, entro il 31 maggio dovrà tornare con l’atto monocratico di aumento Irpef, già approvato. Certamente la misura varrà per due annualità. Si vedrà se saranno sufficienti a regolarizzare i conti nel 2027 oppure bisognerà estenderla. Questa è una scelta voluta per tentare di sfilare alla contesa politica l’aumento delle tasse che, altrimenti, si dovrebbe approvare attraverso una legge da votare in Consiglio regionale. Ma questo vorrebbe dire assumersi la responsabilità politica di una decisione così ma anche di assumersi le responsabilità del debito generato nella passata legislatura. Scegliere il percorso del commissariamento sarebbe come dire: non ho i soldi per coprire quanto fatto dai predecessori, mi attengo alle disposizioni di legge. Sia come sia, il centrodestra è già sulle barricate per niente intenzionato a scindere i due piani e le responsabilità.
