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Serie A, si riparte: ora serve un Lecce mai visto

LECCE – Per la volata finale del campionato di Serie A 2025-26 il tecnico Eusebio Di Francesco può contare su una difesa che è leader per la sua fascia di classifica, ma dovrà pure poter contare sul suo attacco che continua a faticare più del previsto. Segna pochissimo e ha la maglia nera del torneo con soli 21 gol all’attivo. Come il Parma, ma i gialloblu sono dodicesimi e con 34 punti, sette più del Lecce. L’attacco. Il tallone d’Achille della squadra giallorossa è il reparto offensivo.

Se la difesa del Lecce è la seconda meno battuta dall’undicesima alla ventesima posizione, l’attacco fa arrossire. Stulic ha segnato tre gol; Camarda uno. E Cheddira arrivato a gennaio per rinforzare l’attacco è ancora a secco. Una situazione preoccupante, oggi più di prima. Anche l’infortunio di Camarda non ha cambiato la strategia del management dell’area tecnica. Il giovane di proprietà del Milan è rimasto in giallorosso, con la speranza di vederlo di nuovo in campo nell’ultimissima parte di stagione e con la certezza di mettere in cassa il controriscatto (pieno) che la società rossonera verserà nelle casse del club giallorosso. Ogni tentativo di accordo per riportare in anticipo Camarda a Milano è stato respinto al mittente pur correndo il rischio di non vedere più in campo l’attaccante della nazionale Under 21. Preferendo non intervenire doppiamente sul reparto offensivo. Decisioni che avranno avuto validi motivi per andare in quella direzione e affidare a Di Francesco solo Cheddira. E ora tocca al tecnico giallorosso tirare fuori la formula giusta per ottenere i gol salvezza. Da chiunque.

Nel mese di marzo la squadra giallorossa ha segnato tre gol in altrettante partite: due alla Cremonese, segnati da Pierotti e Stulic. Uno al Napoli, con Siebert. Zero con la Roma. Due attaccanti e un difensore. Negli ultimi due mesi sono arrivati i primi gol su palla inattiva. Contro l’Udinese gol vittoria di Banda su punizione. A Cagliari, dove il Lecce ha vinto 2-0, rete di Gandelman sempre su palla inattiva. Contro la Cremonese, rete di Pierotti, ancora su una giocata inattiva. E contro il Napoli il colpo di testa vincente di Siebert. Una modalità differente di colpire. Ora serve la frequenza, quella mancata finora. Perché in queste otto partite bisogna osare di più, alzare la qualità e la cattiveria sotto porta. Bisogna cercare il giusto mix tra reti subite e realizzate. L’ultimo clean sheet di Falcone è del 16 febbraio scorso, quando la squadra salentina vinse a Cagliari 2-0. In queste ultime otto partite alla formazione di Di Francesco serve il giusto numero di gol per centrare la salvezza. Anzi: non c’è un numero giusto, ma occorre segnare una rete in più degli avversari, chiudere di più la propria porta in questo scorcio finale di campionato. A proposito di attenzione e di difesa, quella leccese è stata bucata maggiormente nella parte centrale di secondo tempo: i gol subiti sono 12, esattamente tra il 60’ e il 75’. Superato il quarto d’ora dopo l’intervallo i gol incassati sono la certificazione di un abbassamento della guardia che ha permesso agli avversari di aprire la porta di Falcone. È la frazione di tempo in cui i giallorossi sono stati più perforati. Insomma il compito cui è chiamato Di Francesco è quello di diminuire le criticità della propria squadra e aumentare i parametri di pericolosità. In otto partite si gioca tutto.

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