LECCE – “Scarceratemi immediatamente o vi spezzo tutti” aveva intimato quel giorno al “Fazzi” sradicando un termosifone. E adesso per quel gesto la sua reclusione si allungherà di altri nove mesi.
È la condanna stabilita in primo grado dalla giudice Roberta Maggio per un 33enne originario di Bari e detenuto a Lecce che il 2 agosto del 2020 fu trasportato all’ospedale “Vito Fazzi”, lì dove destò il panico in più reparti provocandone l’allagamento e minacciando di morte gli agenti penitenziari che lo avevano accompagnato e gli infermieri chiamati a prestargli soccorso.
L’uomo quel giorno aveva ingerito candegina e tre pile stilo, per questo era stato accompagnato d’urgenza in ospedale. Qui aveva dato in escandescenze da subito, intimando di lasciarlo andare, sradicando un termosifone nella camera in cui era stato temporaneamente posizionato provocando, così, l’allagamento dell’intero reparto e persino dei piani sottostanti. “Tanto – aveva ripetuto – non potete farmi niente“. E invece, nonostante il riconoscimento di un parziale vizio di mente, il 33enne -difeso dall’avvocato Diego Cisternino- era stato rinviato a giudizio per le ipotesi di reato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale e daneggiamento aggravato. E adesso per lui è arrivata la condanna a 9 mesi di reclusione.
