LECCE – Certe stagioni sembrano già scritte, o almeno già vissute. È il caso del Lecce, oggi di nuovo in bilico tra speranza e paura. Dopo 30 giornate di Serie A, i giallorossi di Eusebio Di Francesco occupano il 18esimo posto con 27 punti: una posizione scomoda, ma non senza via d’uscita. Il margine sulla penultima resta rassicurante, mentre la “zona bianca” è distante appena qualche passo.
Il Lecce non è nuovo a questo percorso: è una strada che conosce bene, attraversata in passato, tantissime volte.
L’attuale posizione di classifica, a otto giornate dalla conclusione, è identica alla a quella della stagione 2010/2011. Quattordici anni fa si vivevano le stesse paure, le stesse speranze.
Dopo 30 giornate, il Lecce si trovava praticamente nella stessa situazione: 18° posto, ma 28 punti, appena uno in più rispetto a oggi. In panchina c’era Luigi De Canio, e quella squadra riuscì a costruire una salvezza che ancora oggi profuma di impresa.
Fu una rincorsa fatta di episodi, coraggio e momenti decisivi. Alla 31esima giornata arrivò il successo contro l’Udinese, con una doppietta di Andrea Bertolacci. Poi il colpo a Marassi nello scontro diretto con la Sampdoria, vinto 1-2, seguito dal rocambolesco 3-3 contro il Cagliari.
Ma il momento simbolo di quella stagione resta uno: il gol salvezza di Ernesto Javier Chevanton contro il Napoli. Minuto 88, Via del Mare in apnea, la palla che colpisce la traversa e poi rimbalza oltre la linea difesa da Morgan De Sanctis. Un attimo sospeso, la decisione dell’arbitro dopo il consulto con il guardalinee, e infine l’esplosione: 2-1, salvezza sempre più vicina.
Una settimana dopo arrivò anche la vittoria nel derby al San Nicola contro il Bari (sì, quel derby finito sotto la lente della giustizia sportiva), ma a conti fatti non sarebbe stata nemmeno necessaria: il Lecce chiuse con cinque punti di vantaggio sulla Sampdoria, certificando una permanenza in Serie A costruita con determinazione e nervi saldi. Sul campo.
Oggi, quattordici anni dopo, lo scenario è incredibilmente simile. Cambiano i protagonisti, non la posta in palio. Il Lecce è chiamato a scrivere un finale altrettanto intenso, aggrappandosi a quella memoria recente che sa di impresa.
Perché la storia, a volte, non è solo un ricordo: è un precedente. E in questo caso, anche una speranza concreta.
