Al Cinema Multisala Massimo di Lecce si è tenuto questa mattina il convegno “L’età inquieta”, un appuntamento che ha coinvolto oltre 450 studenti delle scuole secondarie della provincia. L’iniziativa, promossa dal Prefetto Natalino Manno, è nata con l’obiettivo di stabilire un confronto diretto tra le istituzioni e le nuove generazioni, mettendo al centro le loro fragilità e il bisogno di ascolto.
Ad aprire i lavori, moderati dal direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia Rosario Tornesello, è stato lo stesso Prefetto di Lecce. Nel suo intervento ha sottolineato come questi momenti siano strumenti di cittadinanza attiva, ma non ha tralasciato i temi più urgenti della cronaca. Richiamando i recenti episodi avvenuti a La Spezia e Bergamo, il Prefetto ha infatti ribadito la necessità di un monitoraggio costante sul fenomeno delle armi bianche nelle scuole, sollecitando un lavoro comune tra istituzioni, famiglie e docenti per prevenire derive di violenza e isolamento.
Il dibattito è poi proseguito con l’analisi tecnica e sociale dei relatori. Simona Filoni (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni) ha messo in guardia i ragazzi sulla rilevanza penale di alcuni comportamenti spesso sottovalutati, spiegando come la violenza verbale e fisica venga oggi usata erroneamente come forma di comunicazione. Ha invitato gli adulti a non restare indifferenti davanti alle ansie dei giovani, chiudendo il suo intervento con un richiamo alla fiducia sulle note del brano “Pensa” di Fabrizio Moro.
Sul fronte educativo e psicologico, Monica Scotto Di Carlo (responsabile di Psicologia Ospedaliera al “Vito Fazzi”) ha evidenziato la necessità di recuperare il dialogo nel mondo reale, superando il filtro dei social network, e ha richiamato i genitori al loro ruolo di guida nel percorso di crescita dei figli. Un messaggio ripreso anche da Suor Simona Biondin, impegnata da anni nel sociale, che ha esortato gli studenti a scegliere la legalità e a non isolarsi, cercando la propria unicità nel rispetto delle regole.
Il momento centrale della mattinata è stato però il dialogo con la platea. I ragazzi hanno espresso chiaramente il desiderio di essere ascoltati più che semplicemente sentiti, rivendicando l’importanza delle relazioni autentiche rispetto ai beni materiali. Significativa, in chiusura, la testimonianza del piccolo Jacopo: “Non sono né ricco né povero, né intelligente né stupido – ha detto alla sala – vado in bicicletta con i miei amici e questo mi rende felice”.

