LECCE E PROVINCIA – Due binari (quello giuridico e quello politico) e, alla fine, un unico risultato. Sulla riforma Nordio, all’indomani dell’esito consegnato dalle urne, il dado è tratto ed è tempo di bilanci e riflessioni.
In una Puglia in cui il “no” alla riforma della giustizia ha trionfato con il 57% dei voti, la provincia di Lecce ha fatto la sua parte. Qui 79 comuni sui 97 complessivi hanno bocciato la separazione delle carriere: il “no” ha sfiorato il 54%, il “sì” si è fermato al 46%. Non è il divario più netto che si è cristallizzato tra le province pugliesi, tutt’altro. Nel Barese, prima tra tutte, il “no” è stato espresso dal 60% dei votanti.
Tornando alla provincia di Lecce, sono 22 si diceva i comuni controcorrente, quelli che si sono espressi in modo favorevole alla riforma. Tra questi spicca Maglie, che ha dato i natali al vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto: qui, a fronte di un’affluenza che supera il 63%, il 51% dei votanti si è detto favorevole alla separazione delle carriere, mentre il “no” si è fermato al 48,8%.
Guidate da un’amministrazione di Centrosinistra, hanno espresso un netto “sì” anche le comunità di Collepasso (con oltre il 56% dei voti pro-riforma contro il 43,7% di sfavorevoli) e Racale con il 53% di sì versus il 46,8% di “no”.
Per ciò che riguarda invece i comuni che hanno rimarcato una netta contrarietà alla riforma Nordio spiccano, per ampiezza di forbice, nell’ordine: Zollino, Specchia e la Melpignano, patria di Sergio Blasi. Anche tra questi 79 comuni si registrano discrasie tra il binario politico e quello giuridico, avallando l’idea – anch’essa diffusa – di un voto di opinione e non partitico. Accade anche a Lecce città, guidata dal Centrodestra. Qui il no ha superato il 57%, lasciando il sì fermo al 42,6%.
