LECCE – Meno otto. Un’altra giornata di Serie A è andata. Purtroppo per il Lecce un altro turno, il secondo senza aggiungere punti in classifica. E nello scorso fine settimana la formazione leccese ha subito l’aggancio della Cremonese: la squadra affidata all’ex tecnico giallorosso Giampaolo ha vinto sul campo del Parma ritrovando la vittoria dopo tantissimo tempo. E davanti alla coppia Lecce-Cremonese anche la Fiorentina ha mosso la propria classifica. Sia pure con un punto, la squadra viola può ritenersi soddisfatta perché di fronte aveva la capolista del campionato, l’Inter.
Per tornare al Lecce, anche per la trasferta di Roma non mancano i rimpianti: la squadra di Di Francesco ha concesso un solo gol dopo un primo tempo attento, ma non senza rischi. Nella ripresa è arrivata la rete del successo romanista grazie a Robinio Vaz: per il francese primo acuto in Serie A.
La difesa leccese poteva fare sicuramente meglio sulla rete del romanista. Anzi, non solo sul gol, ma sull’azione più in generale: il triangolo Hermoso- Malen-Hermoso, l’opposizione di Pellegrini su Veiga che ha impedito al portoghese la prima uscita; poi lo stesso Danilo Veiga ha abboccato alla finta di Hermoso poco prima che partisse il cross per il colpo di testa di Vaz sul quale sia Gallo che Falcone potevano fare molto meglio. Dettagli pagati a caro prezzo.
Per la fase offensiva ormai si è soliti ripetere le stesse cose e i fatti, anzi i numeri, dicono che quello del Lecce è il peggior attacco del campionato. È un limite che la squadra di Eusebio Di Francesco si trascina dal girone di andata. E neppure il mercato invernale ha posto rimedio, almeno in parte, a questo problema. L’arrivo di Cheddira, purtroppo, non ha migliorato i già insoddisfacenti risultati offensivi.
Il Lecce di Roma, per dirla tutta, è stato pure sfortunato: se il colpo di testa di Pierotti non fosse stato intercettato da Hermoso sulla linea, ora si parlerebbe di un altro Lecce e di un altro risultato probabilmente. Si farebbero altre riflessioni, sicuramente oscurando quelli che sono i limiti di squadra ai quali ha cercato di porre rimedio Di Francesco e il suo staff. Inoltre l’allenatore giallorosso deve fare i conti pure con le assenze: oltre a Camarda, il tecnico giallorosso non può contare su Gaspar, Coluibaly, Berisha, di cui parleremo avanti, e Sottil. Tutti titolari. Assenze che pesano il doppio per Di Francesco che sicuramente non ha la rosa del Milan, dell’Inter o della Juventus. Meno calciatori a disposizione, meno scelte, meno opzioni da adottare. Per quanto riguarda Sottil, proprio alla vigilia di Roma, l’ex Milan ha alzato bandiera bianca per approfondire le cause di una lombosciatalgia che lo affligge. E non bisogna dimenticare Berisha: il centrocampista albanese conta 13 presenze, 2 gol e tre assist. È assente dal 12 dicembre quando giocò appena 11 minuti contro il Pisa. Anzi: quella è la sua ultima partita per questa stagione. Ieri il club giallorosso ha comunicato che il calciatore albanese ha riportato un infortunio al retto femorale destro.
“Un infortunio intervenuto in una zona differente da quella interessata dalla precedente lesione”, si precisa nel comunicato. Uno stop che arriva in una fase in cui il calciatore era impegnato in una cauta riatletizzizione, recentemente intrapresa a seguito degli ultimi soddisfacenti esami strumentali.
Il giocatore domani si sottoporrà ad una consulenza specialistica in Finlandia dal Prof. Lempainem, per valutare l’opportunità di intervento chirurgico, che sarà eventualmente effettuato nella giornata di giovedì. In ogni caso è da escludersi un rientro del calciatore nella stagione in corso.
Un calciatore per caratteristiche unico in squadra, che poteva dare alla manovra qualità e arricchirla di particolari di cui la squadra leccese è carente. E a Roma Di Francesco ha dovuto rinunciare a Coulibaly: un calciatore ormai prezioso e imprescindibile. L’allenatore giallorosso spera di averlo dopo la sosta e svuotare quanto più possibile l’infermeria. Per Di Francesco conteranno le opzioni a disposizione e conoscenze già acquisite. Ormai da inventare ci sarà, forse, poco o nulla.
