Dietro la promessa di preghiere e guarigioni, si sarebbe nascosto un incubo di abusi sistematici. E a fare da regista, la persona che avrebbe dovuto proteggere la vittima, sua madre.
È la storia culminata nelle scorse ore nell’arresto di due persone del sud Salento: un sedicente santone di 70 anni e una donna di 52. Per entrambi si sono aperte le porte del carcere di Lecce con le accuse di violenza sessuale aggravata e pornografia minorile in concorso. Vittima di questa rete di perversioni sarebbe la figlia della donna: una bambina che all’epoca dei fatti aveva appena nove anni.
L’indagine parte ad agosto 2024 e prende il via da un episodio parallelo. Un uomo avrebbe scoperto che sua figlia, di 17 anni, avrebbe intrattenuto scambi di foto ambigue con un finto ginecologo e guaritore spirituale. La ragazzina, sperando di risolvere alcuni problemi di salute, gli avrebbe inviato degli scatti intimi. Il padre avrebbe deciso di farsi giustizia da solo. Rintracciato il settantenne, lo avrebbe affrontato, gli avrebbe portato via lo smartphone e lo avrebbe consegnato direttamente ai carabinieri.
È proprio analizzando la memoria di quello smartphone che i militari avrebbero scoperto di più. Non solo le chat con l’adolescente, ma centinaia di file, tra video e fotografie, che documentavano abusi gravissimi su una bambina molto più piccola.
La lettura delle conversazioni tra il finto guaritore e la madre cinquantaduenne restituisce un quadro agghiacciante. La donna non si sarebbe limitata a subire passivamente o a voltarsi dall’altra parte. Secondo quanto ricostruito dal giudice per le indagini preliminari, sarebbe stata lei a organizzare gli incontri sessuali tra l’uomo e la sua bambina. Sarebbe stata lei ad accompagnarla, a costringerla a subire gli abusi senza possibilità di difesa e, nel frattempo, a filmare tutto con il telefonino per poi inviare il materiale pedopornografico all’uomo, che ne avrebbe fatto continua e pressante richiesta. In alcune sequenze documentate agli atti, la cinquantaduenne avrebbe partecipato persino attivamente alle violenze.
Nelle pagine dell’ordinanza, il gip Anna Paola Capano descrive scenari di una crudezza inaudita, parlando di immagini “aberranti” che ritraggono “la consumazione di atti sessuali completi”. Il giudice nel tratteggiare la personalità degli indagati, sottolinea una “singolare pervicacia e ostinazione nel delitto” e la totale assenza di freni inibitori. Per la madre, in particolare, l’accusa è quella di aver completamente tradito il proprio ruolo, strumentalizzando la figlia per soddisfare le pulsioni depravate di un uomo che si spacciava per santone.
Una connivenza totale, unita all’incapacità di frenare i propri impulsi deviati, che ha spinto il gip a disporre la misura cautelare più severa chiesta dal pm Maria Rosaria Petrolo, quella della detenzione in carcere. Il rischio che i due potessero reiterare il reato, magari procurandosi altri dispositivi anche in regime di domiciliari, era troppo alto. Nelle prossime ore i due arrestati, difesi dagli avvocati Roberto Bray e Giuseppe Castelluzzo, si dovranno presentare dinanzi al gip per l’interrogatorio di garanzia e potranno fornire la propria versione dei fatti.
di Francesco Schiavano
.
