LECCE – Nell’inchiesta su presunte assegnazioni pilotate di alloggi popolari a Lecce in cambio di voti, il reato di associazione a delinquere non sussiste.
Ne è convinto il sostituto procuratore generale Imerio Tramis che ha preso la parola nella prima udienza del processo in Appello che si è celebrata nelle scorse ore davanti alla Corte presieduta dalla giudice Teresa Liuni.
Il secondo grado di giudizio nasce anche dalla mossa della Procura, che ha impugnato la sentenza emessa in primo grado il 9 maggio dello scorso anno. L’oggetto del ricorso, firmato dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, verte principalmente proprio sul mancato riconoscimento del vincolo associativo tra gli imputati. Vincolo che, secondo il sostituto procuratore generale, invece non sussiste.
Il 17 giugno e il 7 ottobre prossimi la parola passerà al pull difensivo e poi sarà la volta della sentenza. Il calendario è dunque definito, nonostante sulle sorti dell’intero processo pesi un grande punto interrogativo, frutto di un’eccezione sollevata congiuntamente dagli avvocati difensori. Questi ultimi, nei rispettivi riscorsi avanzati, hanno eccepito la nullità della sentenza di primo grado, poiché nel collegio giudicante sedeva anche un giudice onorario di pace, la cui presenza è vietata per contestazioni come una di quelle oggetto del procedimento, nello specifico: tentata violenza privata e lesioni aggravate dal metodo mafioso.
Su questo, nell’udienza delle scorse ore, non è stata proferita alcuna parola. Cruciale, per sciogliere il nodo, potrebbe essere la decisione delle sezioni unite della Cassazione chiamate ad esprimersi su un caso simile il 28 maggio prossimo. Al momento non resta dunque che attendere.
Intanto davanti ai giudici d’Appello sono tornate le posizioni degli imputati che puntano ad una revisione della condanna, tra cui gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini e l’ex consigliere Antonio Torricelli.
