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Omicidio Afendi, chiesto l’ergastolo per l’assassino reo confesso

CASARANO – Ergastolo con isolamento diurno per sei mesi (con il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione) e poi interdizione perpetua dai pubblici uffici e decadenza della postestà genitoriale.

È la pena invocata dal sostituto procuratore della DDA Giovanna Cannarile al margine della lunga requisitoria tenuta nelle scorse ore nell’ambito del processo nato dall’omicidio in strada a Casarano di Antonio Amin Afendi, 33enne del posto, freddato il 2 marzo del 2024 a colpi di pistola.

Unico imputato il reo confesso Lucio Sarcinella che riferì come quella mattina Afendi avesse minacciato la sua compagna con gesti espliciti, tali da fargli perdere la testa e ammazzarlo poco dopo. Uno screzio personale dunque: così l’imputato, 29enne di Casarano anche lui, ha motivato l’assassinio.

Ricostruzione che, però, non ha mai convinto la Procura, tanto più perchè “l’omicidio – aveva scritto la Gip – appare maturato in un contesto di elevata consistenza criminale, nel quale Lucio Sarcinella era pienamente inserito”. Afendi, dal canto suo, era considerato l’astro nascente del clan Potenza, destinato a prenderne le redini dopo la morte del boss.

Anche alla luce di questa cornice, la pubblica accusa – dinnanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Pietro Baffa – tira dritto sull’aggravante della premeditazione. “E ad avallare l’ipotesi di una resa dei conti già da tempo in cantiere – prosegue – è la stessa dinamica dell’assassinio, commesso – incalza – con fredda lucidità, senza esitazione e senza successivo pentimento”.

L’accusa che pende su Sarcinella è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, oltre al furto e detenzione illecita di armi, tra cui la pistola impiegata per il delitto.

I suoi legali difensori, gli avvocati Simone Viva e Giuseppe Presicce, continuano a contestare la premeditazione: l’intento criminoso è nato – hanno detto – al culmine dell’ennesima provocazione della vittima. Sarcinella ha reagito di impeto, come dimostrano anche le telecamere che hanno immortalato le concitate fasi precedenti all’omicidio.

Si torna in aula il 5 maggio prossimo.

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