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Referendum giustizia, confronto tra i protagonisti delle riforme dal 1988 ad oggi

Un viaggio lungo quasi quarant’anni nella storia delle riforme della giustizia italiana. È stato questo il filo conduttore dell’incontro pubblico organizzato a Santa Maria di Leuca in vista del referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. L’iniziativa ha riunito protagonisti di diverse stagioni politiche e istituzionali che, a vario titolo, hanno contribuito alle principali tappe della riforma del sistema giudiziario.
A coordinare e moderare l’incontro è stato Luigi Vitali, referente territoriale del Comitato per il Sì, che ha sottolineato come la scelta dei relatori non sia stata casuale: “Abbiamo voluto ricostruire il percorso delle riforme della giustizia tappa dopo tappa, coinvolgendo chi ne è stato protagonista nelle diverse legislature”.
Il punto di partenza del dibattito è stato il 1988, anno di entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, noto come Codice Vassalli, che segnò il passaggio al sistema accusatorio. A ricordare quella stagione è stato Biagio Marzo, che ha ripercorso il significato di quella riforma e le aspettative di modernizzazione del processo penale.
Un’altra tappa fondamentale è stata richiamata dall’ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi, Giovanni Pellegrino, che ha ricordato la modifica dell’articolo 111 della Costituzione, approvata durante il governo D’Alema. Con quella riforma venne introdotto il principio del “giusto processo”, rafforzando il diritto alla difesa, il contraddittorio tra le parti e la terzietà del giudice.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Sergio Pizzolante, che ha ripercorso ulteriori passaggi del dibattito politico sulla giustizia nelle legislature successive, evidenziando come il tema della separazione delle funzioni tra magistrati requirenti e giudicanti sia rimasto al centro del confronto istituzionale.
A illustrare invece l’ultima fase del percorso riformatore è stato il deputato Antonio Gabellone, che ha parlato dell’approvazione della riforma più recente e del significato del referendum chiamato ora a esprimersi sulle modifiche al sistema giudiziario.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Gabriele Elia, cofondatore del comitato “Chi accusa non giudica”, che ha raccontato la propria esperienza personale: “Mi sono trovato giudicato dallo stesso giudice che mi accusava”, ha spiegato, sottolineando come questa vicenda abbia rafforzato il suo impegno per una riforma che garantisca una netta separazione tra accusa e giudizio.
In videocollegamento è intervenuta anche Francesca Pascale, che ha portato il proprio contributo al dibattito e ha richiamato l’importanza di un sistema giudiziario fondato su garanzie e imparzialità.

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