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Bari: il Comitato 10 febbraio ricorda i martiri meridionali delle foibe e l’accoglienza dei profughi al Sud

comitato 10 febbraio

Una spietata pulizia ideologica e politica perpetrata dopo la fine della seconda guerra mondiale contro migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, “infoibati” o uccisi nei campi di concentramento dall’esercito di Tito e dai partigiani iugoslavi che avevano occupato la Venezia Giulia per annetterla alla nuova Repubblica socialista di Iugoslavia. I superstiti furono costretti all’esilio. Di questa pagina tremenda, per lungo tempo taciuta della nostra storia, si è fatta memoria a Bar nel convegno nazionale organizzato dal Comitato 10 Febbraio, impegnato a testimoniare quell’orrore. “Un ricordo scomodo”, ha sottolineato il presidente nazionale Silvano Olmi.

In particolare, il convegno ha ricordato i meridionali martiri delle foibe: carabinieri, finanzieri, agenti di polizia, impiegati dello Stato, insegnanti, che per motivi di lavoro si trovavano al confine orientale d’Italia. Ma anche l’accoglienza degli esuli dal confine orientale d’Italia nelle regioni del Sud. Un esempio significativo è il cosiddetto Campo 65 di Altamura, dove furono ospitati migliaia di profughi giuliano dalmati e istriani, come ha ricordato Carlo Moramarco, referente locale del Comitato 10 Febbraio. 

Al Campo 65 è legato un ricordo del senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia, primo firmatario della legge del 2004 che ha istituito il Giorno del ricordo delle foibe. Sua madre, istriana, scappata insieme ai genitori, andò ad insegnare ai figli dei profughi esiliati e rimase colpita dall’umanità e dal calore della gente del Sud.     

“Esilio, attaccamento alla patria, rispetto della persona e della dignità umana: non sono temi passati ma sempre attuali”: questo il monito del senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo, intervenuto al convegno.  

Raffaella Casamassima, consigliera metropolitana FdI, ha portato il saluto del sindaco Vito Leccese.

Molto toccanti le riflessioni del giornalista e scrittore Toni Capuozzo, che in video collegamento ha ricordato il dolore di sua madre, triestina, per la ferita delle foibe e dell’esilio inferta alla sua gente a guerra ormai finita, quando altrove si costruiva la pace. 

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