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Tre pap test negativi, ma aveva un tumore: muore a 47 anni. Pagliaro: “Richiamo urgente di pazienti”

Tre pap test risultati negativi, anni di visite e cure senza una diagnosi chiara e poi la scoperta di un tumore ormai in fase avanzata. È la drammatica vicenda di una donna di 47 anni residente nel Salento, morta nel novembre 2023 dopo un lungo calvario contro un carcinoma dell’utero diagnosticato troppo tardi. La storia inizia nel novembre 2016, quando la donna si sottopone a un’ecografia addominale a causa di frequenti perdite ematiche vaginali. Il referto consiglia una visita ginecologica e la paziente decide di rivolgersi privatamente a una specialista. Durante la prima visita, nel dicembre dello stesso anno, viene eseguito un pap test che risulta negativo. I mesi passano ma i problemi persistono. Nel dicembre 2017 viene eseguito un secondo pap test, ancora negativo. Nell’agosto 2018 la paziente viene ricoverata in day hospital e sottoposta a un trattamento ginecologico che però non porta benefici e senza che venga effettuato un esame istologico. Nel febbraio 2019 arriva il terzo pap test: anche questo, secondo il laboratorio privato che aveva refertato gli esami, non evidenzia lesioni. Poco dopo, però, la situazione cambia improvvisamente. Alla donna viene comunicata telefonicamente la necessità di procedere con l’asportazione dell’utero. Confusa e preoccupata, decide di rivolgersi a un’altra struttura sanitaria. Nell’aprile 2019 si sottopone a isteroscopia: l’esame evidenzia polipi sospetti e la successiva biopsia conferma la diagnosi più temuta, un carcinoma squamocellulare scarsamente differenziato. A quel punto la donna si affida alle cure del Policlinico Gemelli di Roma, dove affronta lunghi cicli di chemioterapia, sia tradizionale sia sperimentale. Ma la malattia è ormai troppo avanzata. Dopo anni di sofferenze, nel novembre 2023 arriva il tragico epilogo. Dopo la morte, i tre pap test vengono riesaminati da un altro laboratorio. Il risultato apre uno scenario inquietante: i referti originari sarebbero stati errati, ritardando per anni la diagnosi del tumore e l’accesso alle cure. Il laboratorio leccese coinvolto ha scelto di chiudere la vicenda con una transazione economica con gli eredi, pari a 150mila euro, evitando il processo. Il caso però ha generato forte preoccupazione tra le decine, forse centinaia di donne che si sono sottoposte agli stessi esami in quella struttura accreditata e convenzionata con il servizio sanitario regionale. La Regione Puglia ha chiesto alla Asl una relazione dettagliata sulla vicenda. Tra le ipotesi c’è anche quella di richiamare le pazienti che negli ultimi anni hanno effettuato il pap test nello stesso laboratorio per ripetere gli esami. Sul caso interviene il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Paolo Pagliaro, che chiede di fare piena luce sulla vicenda. «È urgente procedere al richiamo di tutte le donne che si sono sottoposte a pap test nel laboratorio in questione almeno negli ultimi tre anni, affinché possano ripetere l’esame altrove ed escludere eventuali diagnosi errate». Pagliaro ha inoltre chiesto la convocazione di un’audizione in Commissione Sanità con l’assessore regionale e i dirigenti competenti, insieme ai rappresentanti dei medici e del Centro per il Diritto alla Salute di Lecce, «per dare risposte alle tante donne in allarme e garantire il loro diritto alla salute».

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