LECCE – E’ trascorso quasi un mese dal crollo dell’Arco degli Innamorati a Torre S. Andrea. Una ferita ancora aperta. Un episodio che è servito ad avviare un vivace dibattito, utile per interrogarsi sulle cause e , soprattutto, sui possibili rimedi. Un confronto istituzionale che rischia, tuttavia, di impantanarsi nella politica dei tavoli e nelle pastoie burocratiche. “Mentre parliamo il mare non aspetta e continua ad esercitare la sua grande energia”, ha avvertito il professor Roberto Tomasicchio, esperto in materia di Unisalento. Nessuno ha la soluzione in mano, sia chiaro. Anzi paradossalmente sembrano esserci in campo troppe soluzioni. E il risultato è facilmente immaginabile. Un mare magnum di ipotesi rimaste a tutte al palo, almeno per il momento. Non a caso c’è chi – come il sindaco di Otranto Francesco Bruni – invoca una cabina di regia per mettere a sistema le varie ipotesi progettuali che dovessero emergere. “Ma questo organismo dovrà essere permanente e dovrà essere aperto non solo alla Regione ma anche ad altre Istituzioni, facendo leva pure su possibili finanziamenti nazionali e seguendo sia una logica di territorio vasto e sia osservando l’esatta conformazione della costa, che cambia – è il caso di Otranto – nello stesso territorio”. A chiedere un coinvolgimento diretto nelle scelte da adottare per arginare il fenomeno sono i balneari. “Da una parte – spiega Mauro Della Vale, presidente di Confimprese Italia – ci si riconosce come fiduciari dello Stato in quanto gestori di un bene della collettività, e dall’altra non veniamo chiamati in causa per affrontare problemi concreti: siamo pronti ad intervenire per i ripristini, il ripascimento, le ricostruzioni dunali, e via discorrendo”.
Il fenomeno dell’erosione costiera non nasce certo oggi: “Studio la costa salentina da oltre 10 anni – afferma il dottor Roberto Lorenzi, consulente tecnico romagnolo – Occorre cercare di contrastare la forza del mare. I buoni propositi non bastano più”. L’esperto indica la strada del ripascimento: “E’ necessario intervenire sulla spiaggia per aumentare la distanza nel punto dove rompe il mare al caseggiato”. Sull’utilizzo delle spiagge batte forte il tasto il prof. Tomasicchio Unisalento. “E’ inevitabile se vogliamo avere significative ricadute economiche”. E anche la selva di “norme in materia non aiuta ad intervenire per mettere in salvaguardia sia le imprese e sia l’ambiente”, sottolinea l’ingegner Paolo Stefanelli.
Il fenomeno – al centro di un convegno organizzato da Confimprese Italia – impone scelte coraggiose e immediate. Difatti, il processo dell’erosione delle coste, sia basse e sia alte, appare ineluttabile, accelerato dalle avverse condizioni meteorologiche e dagli inarrestabili cambiamenti climatici, due aspetti connaturati. Ma bisogna fare in fretta. L’estate non è poi così lontana.
