BARI – Si inizierà a lavorare martedì, a Roma, al tavolo tecnico tenuto congiunto con i ministeri alla Sanità e all’Economia, sul deficit della sanità pugliese. Un disavanzo imponente che, al netto delle coperture nazionali già certe, sembra ormai assestarsi intorno ai 300 milioni di euro da coprire interamente dal bilancio autonomo. Di questi, una parte di 130 milioni di euro circa, è addebitabile come ogni anno all’incremento delle spese ma a pesare nel 2025 è la parte di finanziamento statale che la Puglia si aspettava di ottenere ma che non ha ottenuto e che ammonta a circa 250 milioni di euro. Oltretutto restano in bilico i 247 milioni di euro di payback sui dispositivi sospesi da una ordinanza del Consiglio di Stato sino all’udienza nel merito di settembre. A peggiorare la situazione anche il fatto che sono esaurite le economie vincolate, ovvero risorse che non possono essere utilizzate liberamente ma devono essere destinate a finalità prestabilite come la manutenzione di strade e ponti, e che invece l’anno scorso furono utilizzate per sanare il bilancio. Ecco perché l’opzione primaria sul tavolo del governatore Antonio Decaro da un paio di settimane è quella di aumentare le addizionali irpef. Dal 2022 la Puglia applica l’addizionale su base progressiva per scaglioni di reddito, con aliquote che vanno da 1,33% per i redditi sino ai 15mila euro all’1,85% per redditi oltre i 50mila euro. Di quanto aumentare le aliquote e per quanto tempo ancora non si sa, bisognerà discuterne anche con i ministeri. Dipenderà anche dalle proiezioni sul deficit futuro e che potrebbero spingere a introdurre un aumento solo per un anno, dal 2027 o preferire una manovra a più lungo termine. Quello che è certo è che non basteranno le risorse dell’extra gettito tributario (maggiori entrate fiscali) che dovrebbero ammontare a circa 7 o 8 milioni di euro, e nemmeno altri 8 milioni deriveranno dal minor contributo dovuto alla finanzia pubblica dovuto dalla Puglia. Oltre l’irpef si starebbe pensando di intervenire anche su altri fronti: aumentando il ticket farmaceutico che dal 2010, è di 1 euro a ricetta e che fungerebbe anche da deterrente rispetto ad una spesa sui farmaci che resta altissima, la razionalizzazione dei piccoli ospedali (riconvertendo le chirurgie che lavorano pochissimo e trasformando le strutture in ospedali medici e non chirurgici e, infine, imprimendo una stretta ai costi delle Sanitaservice.
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