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Riforma giustizia, l’affondo di Delmastro: “Fine del bacio dell’anello tra le correnti”

Numeri alla mano per archiviare il sistema delle correnti e riscrivere il rapporto tra cittadini e magistratura. Da Casarano, ospite dell’evento “Giustizia giusta. In cammino verso il sì”, organizzato dal coordinamento provinciale di Fratelli d’italia, il sottosegretario Andrea Delmastro lancia la volata al referendum sulla giustizia. Delmastro muove un atto d’accusa durissimo contro quello che definisce il “benaltrismo” della sinistra e il potere cancerogeno delle correnti. I numeri portati sul tavolo sono pesanti: seimilacinquecento cittadini ingiustamente detenuti negli ultimi cinque anni, costati allo Stato 830 milioni di euro in risarcimenti, a fronte di appena dieci condanne disciplinari per i magistrati, quasi tutte risolte con una censura verbale. È la prova, secondo Delmastro, di una “giustizia domestica e troppo spesso addomesticata” che il governo Meloni intende scardinare. Il sottosegretario sfida i critici sul terreno tecnico. L’articolo 104 della Costituzione, quello che garantisce l’autonomia della magistratura, con la riforma non cambia di una virgola, ma la separazione delle carriere diventa l’unico strumento per attuare davvero l’articolo 111 sul giusto processo. Una riforma che, per l’esecutivo, non è un assalto alla democrazia, ma un ritorno alla visione di Giovanni Falcone, da sempre favorevole alla distinzione tra chi accusa e chi giudica.

Il deputato di FdI Antonio Gabellone inquadra la riforma nel solco degli impegni europei e della competitività del Paese, necessaria per allineare l’Italia alle grandi democrazie occidentali.

Sulla stessa linea il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro, che spinge sulla necessità di un arbitro imparziale per ridare fiducia ai cittadini e alle imprese nelle istituzioni dello Stato.

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