CronacaLecce

Leuca, questione porto, archiviazione sotto esame: si deciderà in camera di consiglio

Non si chiude, almeno per ora, il capitolo giudiziario sui presunti abusi edilizi al porto turistico di Santa Maria di Leuca. Nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Lecce, il giudice per le indagini preliminari ha scelto di non pronunciarsi “de plano” e ha fissato la camera di consiglio per il prossimo 9 marzo. Davanti al gip Angelo Zizzari si discuterà il destino del procedimento: possibile l’accoglimento della richiesta del pubblico ministero, ma non si escludono nuove indagini o, in alternativa, l’imputazione coatta.
L’inchiesta riguarda tre indagati: il presidente del consiglio di amministrazione della Porto Turistico Marina di Leuca spa, un ex commissario prefettizio subentrato dopo l’interdittiva antimafia che nel 2022 aveva colpito la Igeco (socio di maggioranza al 51%, con il restante 49% in capo al Comune di Castrignano del Capo) e un’architetta all’epoca in servizio nella società. Le ipotesi di reato contestate sono abusi edilizi e violazioni del codice della navigazione.
Gli accertamenti, condotti dalla Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Gallipoli a seguito di un esposto dei consiglieri di minoranza, hanno passato al setaccio gli interventi realizzati dal 2015 al 2024 nell’area portuale: un chiosco bar con area attrezzata, moduli prefabbricati per servizi igienici, pensiline per la sosta delle auto, un gazebo in legno destinato a isola ecologica, colonnine per il carburante e un sistema di videosorveglianza. Secondo l’impostazione accusatoria, le opere si sarebbero sviluppate su circa 17mila metri quadrati di demanio marittimo sottoposto a vincolo paesaggistico, con titoli edilizi ritenuti illegittimi perché riferiti a manufatti non realmente “amovibili” e mantenuti oltre i limiti temporali autorizzati.
La prospettiva è cambiata con l’esame delle memorie difensive e della documentazione prodotta dai legali. Nel provvedimento depositato il 9 gennaio 2026, la pm Patrizia Ciccarese evidenzia come, allo stato degli atti, non sia possibile formulare una ragionevole previsione di condanna, richiamando una «insuperabile insufficienza probatoria sull’elemento psicologico del reato», anche sotto il profilo della colpa, trattandosi in larga parte di contravvenzioni.
La decisione finale spetterà ora al gip, chiamato a valutare se mettere la parola fine all’inchiesta o imprimere una nuova direzione.

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