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Femminicidio, la proposta di legge “Noemi Durini” in Cassazione: stop a permessi premio per gli assassini

C’è un punto in cui il dolore privato diventa questione pubblica. È lì che nasce la proposta di legge di iniziativa popolare “Noemi Durini”, depositata presso la Corte di Cassazione con un obiettivo preciso: escludere i permessi premio per chi si rende responsabile di femminicidio e di delitti efferati contro le donne.

A promuoverla è Imma Rizzo, madre di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa e sepolta viva dal fidanzato nel 2017. Con lei l’avvocato Valentina Presicce.

Il testo, che sarà pubblicato nelle prossime ore  sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana,  apre la raccolta delle 50.000 firme necessarie per l’esame parlamentare. È lo strumento previsto dalla Costituzione per portare direttamente all’attenzione delle Camere una richiesta che nasce dalla società civile.

Il cuore della proposta è netto: nessun permesso premio per chi si macchia di femminicidio. Per i promotori, la possibilità di beneficiare di uscite temporanee dal carcere rappresenta una contraddizione rispetto alla gravità del reato e una ferita ulteriore per le famiglie delle vittime.

La vicenda di Noemi diventa simbolo di una battaglia più ampia. La condanna dell’assassino e i benefici concessi nel corso dell’esecuzione della pena alimentano un confronto acceso sull’equilibrio tra funzione rieducativa e certezza della pena.

La proposta “Noemi Durini” si inserisce in questo dibattito con una linea chiara: stabilire un limite invalicabile per chi ha commesso un delitto efferato contro una donna. Una scelta che chiama in causa principi costituzionali, politica penitenziaria e sensibilità collettiva. Insieme al testo viene depositata anche un’immagine di Noemi. Un volto che diventa simbolo pubblico, centro di una mobilitazione che chiede allo Stato di tracciare un confine preciso tra possibilità di recupero e gravità irreversibile del crimine. Infine l’ultimo appello di mamma Imma: “Aiutatemi a raccogliere le 50mila firme per dare giustizia a mia figlia e a tutte le donne vittime di femminicidio”

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