Non è solo un sito naturalistico, ma una delle cartoline più riconoscibili del territorio. La chiusura della cava di bauxite in località Orte, nel territorio di Otranto, ha acceso un confronto proprio perché tocca uno dei luoghi più rappresentativi e visitati del Salento.
Negli anni, quel paesaggio unico è diventato un simbolo dell’offerta turistica salentina, promosso a livello nazionale e internazionale. Migliaia di visitatori lo raggiungono ogni stagione, contribuendo in modo significativo all’economia locale e all’indotto che ruota attorno a escursioni, cicloturismo e servizi collegati.
La recente interdizione dell’area, decisa dai proprietari dei terreni circostanti per motivi di sicurezza, ha però riportato al centro una questione mai affrontata in modo strutturale: come gestire in modo sicuro e sostenibile un luogo così attrattivo.
In prima linea sono scesi proprio gli operatori turistici e le realtà associative del territorio, che chiedono alle istituzioni l’apertura di un confronto per valutare una gestione pubblica del sito. Non una riapertura senza regole, ma un piano di messa in sicurezza, regolamentazione degli accessi e controllo dei flussi, capace di coniugare tutela ambientale e fruizione responsabile.
Il lago di bauxite, sostengono, è un bene di interesse collettivo: va protetto, ma non può essere escluso definitivamente dalla comunità e dai visitatori che rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio.
La sfida ora è trasformare una chiusura che fa discutere in un’occasione per definire un modello di gestione capace di garantire sicurezza, rispetto del paesaggio e valorizzazione turistica. Perché quel luogo non è soltanto uno scenario suggestivo, ma un tassello centrale dell’identità e dell’economia del Salento.
