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Metà febbraio in sala: tra amori tossici, sentimenti a nolo e follia

CINEMA – Benvenuti gentili e soprattutto curiosi lettori di TeleRama, al consueto appuntamento settimanale con Cineclub, dove le protagoniste assolute sono le uscite più attese nel mondo del cinema.

Il ritorno nella brughiera inglese, con un film divisivo.

Cominciamo le nostre proposte settimanali con il dramma sentimentale “Cime tempestose” di Emerald Fennell. La regista, conosciuta per gli interessanti ma controversi Una donna promettente e Saltburn, ha tentato la difficile impresa di adattare il celebre romanzo gotico di Emily Brontë datato 1847. Gli australiani Jacob Elordi e Margot Robbie sono Heatcliff e Catherine, due dei personaggi più distruttivi della storia della letteratura. Il loro legame, ossessivo e assoluto, è stato trasposto solo in parte dalla regista, che si è presa parecchie libertà creative e narrative.

Fennell ha realizzato un film massimalista e pop, sulle derive tossiche di un amore spirituale e carnale, ben distante dal romanzo di Emily Brontë , ma comunque capace di entusiasmare e stupire: la passione ardente, la brughiera inglese e l’atmosfera ottocentesca continuano ad avere un grandissimo fascino sul pubblico mondiale di tutte le età.

Si possono noleggiare i bei sentimenti?

E ora cambiamo argomento e andiamo in oriente con il dramedy Rental family – nelle vite degli altri di Hikari. Brendan Fraser, interprete famosissimo negli inizi degli anni 2000 e tornato alla ribalta grazie alla vittoria nel 2023 del premio Oscar per la sua straziante interpretazione nel dramma The whale di Darren Aronofsky, si è calato nei panni di un attore con difficoltà economiche e che vive in Giappone.

Pur di guadagnare, si offre di impersonare familiari o amici su richiesta per un’agenzia di sostituzioni. Interpretando diversi personaggi, l’attore mette in discussione il senso stesso dei legami e riflette sull’importanza di appartenere a qualcosa. Analizzando un servizio che esiste davvero in Oriente, il film di Hikari vuole parlare della dilagante solitudine che, nella contemporaneità, scandisce le giornate della maggioranza delle persone.

Un sequestro “esplosivo” per gli amanti del genere poliziesco.

In conclusione parliamo del thriller poliziesco dai toni tragicomici Il filo del ricatto – Dead man’s wire di Gus Van Sant. Il celebre autore del cinema indipendente statunitense, regista di cult come Belli e dannati del 1991, Will hunting – genio ribelle del 1997, Elephant del 2003 e Milk del 2008, è tornato dietro alla macchina da presa dopo un periodo di fermo che durava dal 2018 per raccontare una storia nera, di vite al limite e tese.

Con protagonisti il figlio d’arte Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Cary Elwes e Al Pacino, il lungometraggio è ispirato alla vicenda reale di Tony Kiritsis, immobiliarista che nel 1977 ha preso in ostaggio, in diretta tv, il presidente di una società che considerava responsabile di alcune azioni che lo hanno rovinato economicamente. Disaminando le folli derive del capitalismo e descrivendo il senso di disperazione vissuto in molte province americane, il film di Van Sant punta a stupire quella parte di pubblico che cerca intensità al cardiopalma.

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