Non è solo un “no” tecnico, è una sollevazione identitaria. A Martano, una “Sala Convegni Karol Wojtyla” gremita ha sancito il patto di ferro tra comuni e cittadini contro il mega-parco eolico “Lecce”. Undici giganti d’acciaio alti fino a 200 metri, con diametro delle pale rotanti di oltre 80 metri, da piazzare fra Carpignano Salentino, Calimera e Martano, con opere di connessione alla rete elettrica nei comuni di Zollino, Melendugno e Martignano per un tracciato di 41 chilometri che solca aree agricole, zone di pregio ambientale e prossime a siti archeologici.
In sala non solo la politica, ma la voce graffiante del territorio. Agricoltori e operatori turistici che vedono nel progetto uno “scippo” al paesaggio, risorsa primaria di un’economia che non può diventare “pattumiera energetica” del Paese. Una compattezza che ha trovato sponda immediata nei rappresentanti regionali.
Il dibattito si è acceso nel confronto tra Paolo Pagliaro e Loredana Capone. A lei, da poco eletta presidente della quinta commissione regionale Ecologia, tutela del territorio, difesa del suolo e a tutto il governo regionale pugliese, il capogruppo di Fratelli d’Italia, con una linea di estrema fermezza a tutela del territorio salentino, ha chiesto una posizione univoca e non ambigua. Se dovesse essere positivo il parere VIA ministeriale, si passerà all’Autorizzazione Unica, il cosiddetto PAUR, che è di competenza regionale.
Il capogruppo Pagliato ha presentato richiesta di un’audizione in commissione, aperta ai sindaci dei comuni coinvolti, per approfondire l’iter sulla realizzazione del parco eolico. Aldilà del caso specifico, resta però una la situazione della mancata attuazione dell’aggiornamento del PEAR 2030, il Piano Energetico Ambientale Regionale.
