A Gallipoli il Carnevale culmina in uno spettacolo unico: lu Titoru, il “funerale” del Carnevale, che invade le strade ogni martedì grasso.
Al centro della leggenda c’è la Caremma, madre di Teodoro e incarnazione della Quaresima. Con il suo fantoccio appeso agli angoli delle strade e l’arancia con le sette penne di cappone, scandisce il tempo tra Carnevale e Pasqua, ricordando che il divertimento ha sempre una fine.
La storia narra che Teodoro, che si trovava in guerra, tornò finalmente l’ultimo giorno di festa e si gettò sulle prelibatezze preparate dalla madre… fino però a soffocare con una polpetta! Tra ironia e dramma, il racconto sottolinea il passaggio dalla baldoria alla penitenza.
Le sfilate di Titoru ripercorrono questa storia: il fantoccio sul carretto si abbuffa, simula la morte tra pianti, urla e improbabili benedizioni, replicando la scena per nuovi spettatori. Il messaggio è chiaro: “Godette e fu goduto”.
Lu Titoru e la Caremma sono il cuore pulsante della tradizione gallipolina, custodi di un rito che mescola festa, ironia e memoria. Quando a mezzanotte la campana di San Francesco d’Assisi risuona per segnare la fine del Carnevale, le maschere cadono, le strade si svuotano e la città, sospesa tra ricordo e leggenda, si prepara al silenzio e alla riflessione della Quaresima.
