Il vicepresidente della Commissione agricoltura e il presidente del gruppo di Fratelli d’Italia, Nicola Gatta e Paolo Pagliaro, hanno evidenziato alla Giunta le criticità e proposto soluzioni:
“La proroga per gli adempimenti della Legge Regionale sui Pozzi (la numero 7 del 2025), decisa ieri dalla Giunta che ha posticipato i termini tra luglio e settembre, è un primo atto di buonsenso che accoglie le nostre istanze sollevate già durante la campagna elettorale. Tuttavia, è evidente che oltre al differimento serve affrontare con serietà e concretezza le criticità sollevate da centinaia di agricoltori, che in questo quadro normativo hanno trovato, nei fatti, un tassa aggiuntiva e punitiva e non uno strumento di tutela.
Sin da settembre scorso, abbiamo denunciato tutti i limiti della Legge: secondo uno studio, su ogni nuovo pozzo graveranno spese ulteriori di partenza di circa 1.500 euro tra analisi delle acque, montaggio dei contatori e perizie ingegneristiche. E a questo si sommano le varie sanzioni, anch’esse salatissime, per chi non si ritrovi nella condizione di poter soddisfare i requisiti richiesti, senza contare che una mancata comunicazione della lettura dell’acqua consumata comporta una multa da 360 euro, equivalente al consumo di 180.000 metri cubi di acqua.
È evidente che la proroga dei termini da sola non basta e ci aspettiamo che la Regione Puglia riveda i contenuti di una norma che rappresenta un cappio al collo per l’agricoltura e per i cittadini. Il nostro NO resta convinto rispetto a questo: il periodo di sospensione serva ad aprire un tavolo tecnico per la modifica radicale della legge. Per questo, abbiamo presentato una proposta di modifica al testo normativo approvato lo scorso maggio. Nello specifico: una consistente riduzione del tetto massimo delle sanzioni; l’introduzione di una scala sanzionatoria crescente per l’estrazione eccedente i limiti, prevendendo la revoca della concessione solo oltre il 75% rispetto all’attuale 20%; la semplificazione amministrativa con l’estensione della validità dei certificati di analisi delle acque da tre a cinque anni; lo spostamento a ottobre della comunicazione dei prelievi; la trasformazione della decadenza della concessione come facoltà e non come obbligo dell’ente, subordinata a una preventiva diffida e richiesta di chiarimenti.
Il rinvio dei termini, quindi, è un piccolo passaggio, seppur importante e da noi caldeggiato in tempi non sospetti. Ora si impieghino i mesi a disposizione per mettersi al lavoro nella direzione di una risoluzione definitiva del problema, e non per procrastinare per qualche settimana il problema stessoo”.
