A fronte di quasi 16 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Puglia, soltanto una minima parte dei Comuni costieri ha presentato progetti per accedere ai finanziamenti destinati alla difesa delle “coste basse”.
Il dato è emblematico. Su 69 amministrazioni affacciate sul mare, appena 17 hanno partecipato all’avviso pubblico regionale. Soldi europeri relativi alla programmazione 2021-2027, specificatamente dedicati all’erosione delle coste basse. La maggioranza dei territori non ha nemmeno tentato di intercettare risorse pensate per contrastare un fenomeno che, anno dopo anno, riduce spiagge, arretra dune e mette a rischio infrastrutture e attività economiche.
Risorse comunque insufficienti tant’è che il primo esito del bando ha portato al finanziamento di soli quattro interventi, distribuiti tra Gargano, Tavoliere, arco ionico e Adriatico brindisino, lasciando fuori il leccese. Per la precisione, hanno beneficiato Rodi Garganico, Zapponeta, Massafra e Ostuni. Altri progetti sono stati giudicati ammissibili ma non finanziati per esaurimento delle risorse, precisamente quelli dei comuni di Ugento, Lecce e Melendugno, mentre diversi dossier sono stati esclusi per carenze tecniche o amministrative, tra cui Monopoli, Fasano, Torchiarolo, Squinzano, Trepuzzi, Vernole e Torricella). Ma resta comunque la scarsa partecipazione.
Le ragioni sembrano essere nelle difficoltà di progettare opere di difesa costiera che richiedono studi specialistici, autorizzazioni complesse, valutazioni ambientali, competenze ingegneristiche e tempi lunghi. Un percorso che molti Comuni, soprattutto quelli di dimensioni medio-piccole, faticano a sostenere senza un adeguato supporto tecnico. Dopo il crollo dell’arco degli innamorati a Melendugno, il capogruppo di Fratelli d’Italiain consiglio regionale, Paolo Pagliaro, ha sottolineato di aver «lanciato l’allarme già a dicembre 2021», denunciando quello che definisce l’immobilismo di Comune e Regione, ricordando come, in risposta a una sua interrogazione in Consiglio regionale, discussa ben tre anni dopo, fosse emersa la disponibilità della Regione a supportare il Comune nella ricerca dei fondi necessari, affermando però che «si è continuato a rimandare». Da qui la richiesta di chiarire le responsabilità per il mancato consolidamento e l’invito ad aprire «subito un tavolo di lavoro» tra istituzioni e soggetti competenti. Nel frattempo, però, il mare non aspetta. L’erosione avanza silenziosa. Il paradosso pugliese è tutto qui: fondi disponibili, emergenza riconosciuta, ma progetti insufficienti.
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