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Crolli lungo le coste del Salento: è allarme erosione

Non più episodi isolati, ma una sequenza ravvicinata di cedimenti che segnano un progressivo mutamento della linea di costa del Salento: archi naturali che scompaiono, falesie che arretrano, costoni rocciosi che cedono sotto la spinta combinata di piogge e mareggiate.

Negli ultimi mesi, dall’Adriatico allo Ionio, si sono moltiplicati i fenomeni erosivi. Tra i casi più significativi, oltre al cedimento della falesia di Torre Sant’Andrea, i distacchi sopra le piscine naturali di Marina Serra e il crollo nella Baia delle Monache a Tricase. Dinamiche diverse, ma un comune denominatore: la fragilità strutturale delle scogliere calcaree e la crescente intensità degli eventi meteo.

Gli esperti indicano una combinazione di fattori: infiltrazioni d’acqua, erosione alla base delle pareti rocciose e moto ondoso sempre più aggressivo. In molte aree, la presenza di cavità carsiche rende complessa la previsione dei distacchi, aumentando i rischi per residenti ed escursionisti. Nei giorni scorsi il tema è tornato al centro del confronto politico regionale. In una nota congiunta, i consiglieri Paolo Pagliaro, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, e Dino Basile hanno criticato l’assegnazione dei fondi antierosione, poiché, nonostante la costa leccese sia letteralmente mangiata dall’erosione, nessuno dei Comuni litoranei più a rischio è stato ammesso ai finanziamenti regionali. “A fronte di 16 milioni di euro stanziati, quelli destinati alla provincia di Lecce ammontano a zero”, hanno sottolineato i consiglieri.

Per i due esponenti di Fratelli d’Italia si tratta di «grave discriminazione», chiedendo alla Regione di rivedere il bando: «Non vogliamo una guerra fra poveri, ma l’emergenza erosione che minaccia la sopravvivenza della costa leccese non può essere ignorata. Porteremo il caso in audizione nella V Commissione Difesa del suolo».

Intanto, le amministrazioni locali rafforzano ordinanze, segnaletica e interdizioni. Misure necessarie per la sicurezza, ma che non arrestano il processo naturale.

Il paesaggio cambia, spesso all’improvviso. E ogni crollo, oltre al danno geologico, lascia un vuoto emotivo e identitario difficile da colmare.

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